- Squadra
- Calciomercato
- Coppa Italia
- Video
- Social
- Redazione
ultimora
Getty
Il rallentamento c'è stato, inutile negarlo e i numeri sono lì a testimoniarlo: due punti nelle ultime tre gare. Calo fisiologico quello dell'Inter che prima del derby arrivava da 14 vittorie in 15 partite. Inoltre nel momento clou della stagione, Chivu ha perso il suo leader carismatico: Lautaro Martinez.
"L’Inter ha il classico braccino. E anche se 6 lunghezze di vantaggio sui rossoneri e 7 sul Napoli in questa fase del campionato erano del tutto insperate ad Appiano, con 8 partite da giocare possono diventare poche se non arriva una svolta immediata dopo la sosta: nelle due partite probabilmente più complicate del calendario nerazzurro, contro la Roma a San Siro, il giorno prima di Napoli-Milan, e poi a Como. La squadra di Chivu è stanca, soprattutto mentalmente, come ha fatto capire il vice Kolarov domenica notte".
"E in questo senso l’appuntamento con i playoff mondiali per i sette interisti impegnati (5 azzurri, più Calhanoglu e Zielinski) può essere stato un fattore di distrazione contro la Fiorentina. Dopo il vantaggio flash con il gol di Esposito e dopo il tocco del braccio di Pongracic che «era rigore» per il presidente Marotta, ma non lo era per i vertici arbitrali, l’Inter ha creato poco e ha speculato troppo. Al punto che alla fine Chivu, che ha assistito alla partita dalla tribuna a causa della squalifica, ha soppesato più il punto guadagnato dei due lasciati per strada. E ha chiesto alla squadra di staccare mentalmente".
"Lo psicodramma non c’è, ma va evitato. Perché comunque oltre a quella di Como, non sono banali nemmeno le trasferte in casa di Torino, Lazio e Bologna all’ultima giornata: all’andata l’Inter ha battuto tutte le prossime 8 avversarie, ma era un’altra squadra rispetto a questa. E aveva un Lautaro in più nel motore. Il capitano sarà pronto dopo la sosta, ha smaltito l’infortunio al polpaccio nel gelo di Bodo. E il rendimento della squadra (2 vittorie in 7 partite, coppe comprese) fa pensare alle sue parole dopo l’eliminazione dal Mondiale per club, a Charlotte contro la Fluminense: «Chi non vuole restare se ne deve andare…».
"Perché il vento del mercato e l’aria di rivoluzione per il prossimo anno — a inizio aprile ci sarà una riunione chiave in questo senso con la proprietà — forse non fanno bene ad alcuni giocatori: da Sommer — in scadenza come Acerbi, Mkhitaryan, Darmian e De Vrij — passando per Calhanoglu, Frattesi o Thuram. Se l’Inter ha staccato la spina troppo presto, pensando di vincere lo scudetto in discesa, ha ancora tutto il tempo per riattaccarla. Ma deve farlo subito".
(Corriere della Sera)
© RIPRODUZIONE RISERVATA