Al triplice fischio della gara col Parma che ha sancito lo scudetto numero 21, Cristian Chivu ha preferito lasciare spazio ai suoi giocatori. Anche in conferenza stampa il tecnico si è defilato e ha fatto tributare il giusto applauso al suo staff. In questi gesti c'è tanto del Chivu uomo che, in una stagione per niente semplice, è riuscito compattare squadra e ambiente per una marcia trionfale.

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Inter, Chivu era un uomo in missione. Ecco il manifesto programmatico del Cristian pensiero

"Finisce portato quasi a forza sotto la curva da Dimarco, Cristian Chivu che pochi istanti dopo lascia il palcoscenico ai suoi ragazzi uscendo addirittura dal campo. Era un uomo in missione quando l’Inter lo aveva scelto per sostituire Simone Inzaghi nonostante nel curriculum avesse appena 13 panchine in Serie A proprio a Parma. E lui, con un passato da tripletista, ha portato a termine una missione dai connotati storici: era dal 2010 che un allenatore straniero non vinceva il campionato (l’ultimo era stato proprio Mourinho); nella storia dell’Inter soltanto Armando Castellazzi era riuscito a conquistare il titolo prima da calciatore (1929-30) e poi da allenatore (1937-38) e soltanto un altro allenatore all’Inter aveva vinto campionato Primavera e scudetto (Giovanni Invernizzi)", sottolinea Tuttosport.
"I numeri con cui l’Inter ha stravinto il campionato sono anche un manifesto programmatico del Chivu pensiero: lui allena in Italia come se fosse in Premier e a quei ritmi vorrebbe che marciasse la sua squadra. Dal punto di vista tattico, non essendo arrivati né Koné, tanto meno Lookman, ha deciso di proseguire sulla strada tracciata dal 3-5-2 inzaghiano, ma l’ha reso più verticale, ha imposto ai centrali di difendere all’altezza della trequarti anche correndo il rischio di prendere qualche gol di troppo, ma questo ha portato l’Inter a segnarne 82, ovvero 24 più della Juventus, 30 più del Napoli e addirittura 34 più del Milan".
(Tuttosport)
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