Al termine della gara vinta contro il Genoa, Cristian Chivu ha rilasciato alcune dichiarazioni che non sono passate inosservate. Una in particolare è rimbalzata un po' ovunque. "I miei ragazzi si mettono sempre in discussione, anche perché tanto non basta mai, visto quello che si crea ogni volta intorno all’Inter: su di noi si fa una narrativa che è lontana dalla realtà, non va mai bene niente e non ci vengono mai dati i meriti da 5 anni". Ma con chi ce l'aveva il tecnico nerazzurro?

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"Nella realtà il flop europeo è un elemento che pesa nelle valutazioni, anche finanziarie. Il Bodo/Glimt che vince a San Siro, alimenta i rimpianti per una campagna internazionale che ha causato 5 sconfitte in 10 partite. Tutto questo l’allenatore lo sa e lo ha ammesso pubblicamente. Tuttavia gli alibi non mancano, al di là del campo di plastica. Affrontare lo spareggio di ritorno senza Lautaro, Calhanoglu e Dumfries, e con Barella e Thuram molto lontani dalla loro migliore condizione, ha impoverito le ambizioni dentro a un ciclo di impegni soffocante. Per reggere i ritmi di una squadra che da tre settimane si allenava soltanto per la Champions, sarebbe servita un’Inter molto più brillante sotto l’aspetto atletico", sottolinea la Gazzetta dello Sport.
"Ecco il punto principale. Senza rinforzi arrivati dal mercato di gennaio, Chivu si è sentito criticato per aver privilegiato l’obiettivo principale: lo scudetto, principale ossessione dei giocatori. E ha voluto rimarcare i meriti di un gruppo che dall’estate scorsa lavora per regalare felicità ai tifosi. Si è messo davanti alla porta dello spogliatoio, nello stile del maestro Mourinho, per difendere la squadra. Forse non riuscirà a convincere i detrattori, che gli potranno sempre rimproverare il deludente percorso in Champions. Ma almeno si è garantito la fedeltà dei pretoriani, attesi da una complicata semifinale di Coppa Italia".
"Vincere “solo” il campionato ormai è un requisito minimo, nella percezione generale, a prescindere dal derby dell’8 marzo che rappresenta l’ultimo vero ostacolo. Però l’eventuale doppietta di trofei, con l’aggiunta della coppa più snobbata del mondo, consentirebbe a Chivu di entrare nella storia del club. Soltanto Mourinho, guarda caso, ha conquistato sul campo nella stessa stagione i due titoli nazionali. Rien ne va plus, come al casinò: minima o massima, pari o dispari. Per stroncare il dibattito sull’incidenza dei suoi meriti, e spegnere il fuoco della narrazione perplessa, Chivu può appoggiarsi alla forza granitica di una bacheca piena".
(Gazzetta dello Sport)
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