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La premessa è doverosa e non ammette scale di grigio: il gesto di Bastoni è brutto e da condannare. Traendo in errore l’arbitro La Penna, l’ha praticamente costretto a provocare una macchia indelebile sul suo curriculum. Come un’auto lanciata a tutta velocità, senza il freno d’emergenza del Var ingabbiato dal protocollo, destinata inevitabilmente a schiantarsi. Incredibile che la tecnologia ancora non possa aiutare in situazioni del genere.
Ciò che conta ancora di più è ovviamente il peso specifico che ha avuto sulla gara, indirizzata dall’episodio. Il modo più ingenuo di prestare il fianco a speculazioni vergognose che non sono tardate ad arrivare e che caratterizzeranno i giorni a venire. Per questo la coerenza nella lettura di determinati episodi sarà l’unica linea in grado di separare professionisti della comunicazione dagli squallidi operai nella macchina del fango già attivi da ieri sera.
L’Inter che batte la Juventus e finalmente vince uno sconto diretto provoca sensazioni contrastanti nell’ambiente. Il tifoso all’indomani del 3-2 ai bianconeri non riesce a godersi al 100% il momento. Si sente disorientato perché non è abituato a sostenere questo tipo di fardello. E non solo.
Stabilita la premessa sull’episodio specifico, rimane il grandangolo di un’analisi sui 90’ che ancora una volta non premia l’atteggiamento della squadra in una gara di cartello in campionato. Come se fosse vittima di un complesso mentale, saggiamente inquadrato anche da Chivu a fine partita. Ha vinto, ci mancherebbe, ma senza convincere poi più di tanto. Soprattutto per l’incapacità nel gestire due volte il vantaggio accumulato. Il terzo colpo è stato quello buono, anche per l’ulteriore tentativo di fuga in classifica.
Ma la partita poteva essere condotta in maniera migliore. L’ha messo a fuoco con grande puntualità l’allenatore nerazzurro, paragonando la gestione di alcuni momenti di ieri all’Inter-Lazio dello scorso anno che costò il campionato alla squadra allora allenata da Inzaghi. Accostamento azzeccatissimo.
La foto della gara è stata precisa e puntuale. Senza sbavature. Qualche imperfezione invece l’ha riportata l’analisi dell’espulsione di Kalulu, con un messaggio che si è rivelato almeno parzialmente in contrasto rispetto a quanto sostenuto alla vigilia. Occasione sciupata.
La ricerca della coerenza, in campo come davanti ai microfoni, deve essere costante e non ammette esitazioni. Come un comandamento da rispettare. Vale ovviamente per tutti gli addetti ai lavori. Episodi del genere ci sono sempre stati e la sensazione – purtroppo – è che continueranno ad esserci. L’importante è condannarli tutti, per provare a ottenere il miglioramento che il calcio meriterebbe. E' fuori luogo, tanto per favore un esempio, l’indignazione di chi dopo Milan-Fiorentina non aveva aperto bocca per il rigore provocato con altrettanta ‘furbizia’ da Gimenez. Memoria troppo corta. Ma non sorprenderà gli osservatori più attenti. Gli acrobati del circo mediatico cascano sempre in piedi. Sai che novità.
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