Il tecnico bianconero è sotto pressione: Conte resta l’ipotesi per un cambio immediato, mentre l’ex Inter può diventare il grande obiettivo
VIDEO / Bastoni: "Applausi non li prendevo neanche prima. Ma il buio per me è altro"
La panchina di Luciano Spalletti traballa. La sconfitta contro la Lazio ha ufficialmente aperto la crisi dei bianconeri, che a metà ottobre potrebbero già cambiare allenatore.
In casa Juve si guarda già oltre, come riferisce La Gazzetta dello Sport:
“Non un bel segnale per Luciano Spalletti, a prescindere che il tema riguardi il presente (quindi un esonero nel caso le cose dovessero ulteriormente peggiorare nel breve periodo) o il futuro (quindi una sostituzione a fine stagione nonostante il contratto rinnovato pochi mesi fa)”.
Spalletti a rischio esonero
“Se nelle prossime partite la squadra non dovesse mostrare segnali di crescita, la società potrebbe pensare a una soluzione estrema nonostante l’a.d. Giovanni Carnevali abbia più volte manifestato l’intenzione di andare avanti con Spalletti. Ed è effettivamente così: la Juve non vorrebbe cambiare subito la guida tecnica”.
Nuovo ciclo o traghettatore?
“Se però la situazione precipitasse, e qualche allarme è già suonato, le soluzioni sarebbero due: un tecnico con il quale aprire immediatamente un nuovo ciclo (un solo nome sul tavolo: Antonio Conte) oppure un traghettatore a cui verrebbe data la possibilità di giocarsi le sue carte senza però garanzie sul futuro (profilo più difficile da individuare, proprio perché sarebbe un contratto a tempo determinato: nel ristretto elenco potrebbe starci Stefano Pioli)”.
Simone Inzaghi alla Juventus
“Se invece la Juve tornasse in linea con gli obiettivi stagionali, ossia la qualificazione alla prossima Champions oltre al tentativo di andare più avanti possibile in Europa League e in Coppa Italia, il tema dell’allenatore sarebbe chiuso in un cassetto e tornerebbe di attualità tra qualche mese, a meno di un improbabile exploit che porterebbe al proseguimento del rapporto con Spalletti. In questo scenario un candidato molto autorevole, e forse il numero uno della lista (insieme a Conte, sul quale ci sono valutazioni diverse in società), sarebbe Simone Inzaghi. I motivi sono tanti e soprattutto tre: la capacità di capire in fretta dove si trova e di agire di conseguenza, la bravura nel valorizzare i giocatori raggiungendo gli obiettivi prefissati e l’attenzione alle necessità della società”.
Perché Simone Inzaghi può allenare la Juve
“Inzaghi ha fatto molto bene sia alla Lazio sia all’Inter, due realtà profondamente diverse. In entrambi i club si è guadagnato la stima dei giocatori e ha creato un gruppo consapevole di poter affrontare un percorso di crescita. Ha dimostrato di saper lavorare con i giovani, ma anche di sviluppare un ottimo rapporto con campioni affermati. Ha alzato la voce nello spogliatoio quando serviva, ma ha sempre protetto pubblicamente la squadra. Ogni ambiente ha le sue regole non scritte, specificità e criticità particolari e Simone ha la sensibilità e l’intelligenza per calarsi rapidamente nella realtà in cui approda. Sarebbe così anche alla Juve che nelle ultime stagioni ha sentito la mancanza di un allenatore in grado di essere la guida a 360 gradi, e non solo tecnica, del gruppo. Inzaghi non è amico dei giocatori, ma sa mediare tra fermezza e dolcezza: si fa carico lui della risoluzione dei problemi, interviene in prima persona per spegnere ogni possibile incendio e chi mette le esigenze personali davanti a quelle generali viene riportato sulla retta via o ceduto. Alla Juve negli ultimi anni troppo spesso si è avuta la sensazione di un gruppo sfilacciato, poco unito anche perché mancavano i leader che potessero compattarlo. Ecco, in attesa dei leader in campo, ce ne sarebbe uno in panchina” conclude La Gazzetta dello Sport.
© RIPRODUZIONE RISERVATA