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Giornale – Non è vero che Lautaro non segni nelle grandi partite. C’è stato un tempo in cui…

Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 
Contro l'Arsenal toccherà come sempre al capitano nerazzurro trascinare i compagni

Quella di Udine è storicamente una trasferta complicata per l'Inter. Questa volta i nerazzurri sono usciti dal Bluenergy Stadium con tre punti importantissimi grazie al solito Lautaro. Il capitano nerazzurro è leader e trascinatore di una squadra che ha voglia di rivalsa dopo la passata stagione.

"Perché poi non è vero che Lautaro non segni nelle grandi partite. Certo, i numeri italiani dicono che negli ultimi 2 anni, il Toro è un po' il riflesso dell'Inter negli scontri diretti contro Milan, Napoli e Juventus: lui non segna, l'Inter non vince. E in questa stagione, in verità, anche in Europa solo gol contro le squadre meno forti (4, nelle prime 3 partite giocate), perché poi quando l'incrocio è stato con Atletico Madrid e Liverpool, il capitano è rimasto a secco (e l'Inter è stata sconfitta). Ecco perché, domani sera, Chivu avrà prima di tutto bisogno di lui. Per battere l'Arsenal, nella sfida fra i leader di Serie A e Premier League", sottolinea il Giornale.

"C'è stato un tempo, ormai lontano, in cui la Champions era ostica a Lautaro, almeno così dicevano le sue statistiche. Oggi non più, e non è solo questione di numeri (25 gol in 63 partite, miglior marcatore della storia nerazzurra nella coppa più importante), ma anche di peso dei gol segnati: 2 al Bayern nei quarti della scorsa stagione, 1 al Barcellona in semifinale, senza dimenticare ricordare quelli delle stagioni precedenti segnati a Milan, Real Madrid, Liverpool, Dortmund e ancora Barcellona (già 3 in carriera). Insomma, il Toro sa come si fa. Anche contro le grandi".

(Il Giornale)