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fcinter1908 ultimora Pazzini: “Italia, la carta in più è Esposito: ecco perché. Per dire cose banali tanto vale…”

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Pazzini: “Italia, la carta in più è Esposito: ecco perché. Per dire cose banali tanto vale…”

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Intervistato da Repubblica, Pazzini ha parlato dell'Italia che stasera affronterà l'Irlanda. L'ex attaccante punta su Esposito
Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 

Intervistato da Repubblica, Giampaolo Pazzini ha parlato dell'Italia che stasera sarà impegnata nel playoff Mondiale contro l'Irlanda del Nord. L'ex attaccante punta su Pio Esposito. "Non è facile dire chi fra gli attaccanti convocati da Gattuso potrà fare la differenza in questi play-off. Hanno qualità diverse. La carta in più potrebbe essere Pio Esposito, che ha fame, determinazione e spensieratezza, preziosa nei momenti delicati. E non ha brutti ricordi legati alle mancate qualificazioni passate".

Come spiega la difficoltà a trovare attaccanti italiani forti?

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«Dal 2008 abbiamo provato a scopiazzare la Spagna. Per un decennio ci siamo snaturati, cercando punte leggere e tecniche. Ora stiamo tornando alla tradizione: centravanti forti, fisici, potenti. Era ora».

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All'inizio lei si spendeva molto per la squadra. Fu Mazzarri, alla Sampdoria, a trasformarla in rapace da area di rigore.

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«Gliene sono grato. In Nazionale è quello che serve. Concretezza. Voglia matta di buttarla dentro. Le qualificazioni, in particolare, passano spesso dalla capacità di sfruttare un episodio. L'Irlanda del Nord è un'avversaria seria. Lo stesso vale per Bosnia e Galles».

Fra gli attaccanti convocati da Gattuso, in chi si riconosce?

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«Retegui e per certi versi Esposito, capaci di fare gol sporchi e attaccare il primo palo».

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Lei ha mai pensato di allenare?

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«La tentazione c'è, ma è diventato un mestiere complicato: richiede studio, ci sono enormi pressioni. Bisogna parlare prima e dopo le partite. È troppo. Se gli allenatori parlassero meno spesso, vorrebbero raccontarsi di più».

Quando giocava, lei nelle interviste rispondeva in calciatorese: «Sono a disposizione del mister», «Diamo il 110 per cento». Oggi è diretto e aperto. Cosa è cambiato?

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«Mi sono reso conto che per dire cose banali tanto vale stare zitti. Tornando indietro, avrei detto anche da calciatore quello che pensavo. Mi sarei fatto conoscere meglio, anche dai tifosi. Temevo la polemica».

(Repubblica)