L'Inter si prepara per il delicato finale di stagione, ma la dirigenza pensa anche alla prossima stagione. Il punto di partenza sarà Chivu, poi si ragionerà sulle riconferme che non sembrano così scontate.

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Rivoluzione Inter, punto di partenza Chivu. Thuram in bilico, con lui altri tre big e i nuovi
"In società credono di aver capito cosa non stia funzionando: buona parte dei giocatori non sta rendendo secondo le potenzialità tecniche, le credenziali storiche e lo stipendio percepito. Le assenze dei big, Lautaro adesso e Dumfries prima, hanno indubbiamente inciso sulle difficoltà delle ultime folate d’inverno. Ma non ci sono giustificazioni per il 2026 di Marcus Thuram, lontanissimo dal suo standard al di là dei 3 gol segnati nel nuovo anno. Qualcuno sussurra che patisca la concorrenza di Pio Esposito, il nome nuovo dell’attacco che sta strabiliando anche gli statistici per i numeri realizzativi di ventenne, ma la verità è che il numero 9 sembra correre con il freno a mano tirato. Non è di per sé preoccupante che abbia sbagliato il comodo 2-0 davanti a Carnesecchi sabato. È allarmante la continuità di sfasamento, che nel calcio è l’opposto in rima della parola rendimento. Può essere lui il primo grande giocatore a lasciare l’Inter in estate, nella logica del cosiddetto player trading (vendere calciatori per comprarne altri) diventato essenziale in seguito al calo del fatturato determinato dalla prematura eliminazione dalla Champions. Come Thuram, Ausilio studia le offerte per Barella e Bastoni che sono anche due pilastri della Nazionale. Ed è ovviamente disposto a parlare del futuro di Calhanoglu, che al di là dei periodici infortuni è arrivato a un anno dalla scadenza del contratto. In bilico anche i nuovi: da Luis Henrique, utilizzato con frequenza e quasi mai abbagliante, al misterioso Diouf, francese strapagato e sottostimato, per passare a Sucic, che è andato a strappi a volte irresistibili (vedi i gol contro Fiorentina e Arsenal) ma nel lungo periodo si è spento", sottolinea La Gazzetta dello Sport.
"Nessuno invece mette in discussione Cristian Chivu, che da tecnico esordiente può ancora celebrare l’accoppiata scudetto-Coppa Italia riuscita solo all’Inter di José Mourinho. Chi ritiene che il suo curriculum non sia adeguato allo standing dell’Inter, nonostante le delusioni dei derby e della doppia sfida contro il Bodo, rischia di scontrarsi contro l’inossidabilità degli almanacchi: quello che si espone nella bacheca dei trofei non è opinabile. E poco conta evidenziare i suoi meriti percentuali in relazione ai demeriti della concorrenza. Vincere con una squadra dilaniata da una stagione senza gioia non era (non è) affatto scontato. Al decimo piano di Viale della Liberazione, con vista sul Bosco verticale, sono infatti molto contenti dell’allenatore romeno, che sabato a San Siro ha perso la calma incassando la seconda espulsione in panchina dopo quella di Parma e dunque non potrà essere al suo posto domenica sera a Firenze. Il presidente interista Marotta e il ds Ausilio stanno anzi già programmando con Chivu l’estate di lavoro e il piano di rafforzamento: Cristian potrebbe rinnovare il contratto in scadenza nel 2027 prima dell’inizio del prossimo campionato. Un ciclo è terminato, un altro è cominciato. Che piaccia o meno", aggiunge Gazzetta.
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