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Ai microfoni di Rivista Undici il presidente Mirwan Suwarso ha raccontato come la proprietà lariana non abbia messo nessun tipo di pressione per l'obiettivo Champions League che il club potrebbe inaspettatamente centrare: "Noi, come proprietà, non fissiamo obiettivi di classifica. Il nostro unico traguardo è raggiungere la redditività nel minor tempo possibile. Spetta solo a Cesc Fabregas e alla squadra decidere fino a dove spingersi". Una visione che per la quasi totalità dei club che concorrono in serie A rappresenta decisamente un miraggio. Concetto, questo, che Paolo Condò ha spiegato bene nel suo tradizionale editoriale per il Corriere della Sera.
Scrive Paolo Condò a proposito della lotta per il quarto posto e delle antipatie che il tecnico dei comaschi sta conquistando: "Cesc Fabregas non ha un buon rapporto con gli allenatori italiani, che gli rimproverano un comportamento in panchina distante da quello richiesto a un quasi rookie. Un’alterigia di fondo implicita nel palmares (da giocatore) che nessuno degli altri tecnici avvicina, perché un titolo mondiale e due europei sono lauree honoris causa di cui Coverciano può solo prendere atto. Ieri c’è stato un vivace scambio di idee a fine gara con gli assistenti di Gasperini (che se l’era filata negli spogliatoi, furioso con l’arbitro: pleonastico fargli la morale, ma Fabregas non ha resistito), Allegri era andato giù durissimo dopo l’episodio della trattenuta a Saelemakers, in effetti lunare, e in generale questa gloria del calcio catalano sta sull’anima ai colleghi per due motivi: perché la proprietà gli compra tutti i giocatori che vuole (invidia sana), e perché con questi non ha cucinato la solita minestra ma ha costruito una squadra capace di un bellissimo calcio (invidia fegatosa). Il Como è una squadra spagnola trapiantata in serie A. Una ricchezza se pensate che la crescita venga dal confronto tra scuole — siamo fra questi — un fastidio per i teorici del «padroni a casa nostra». Ieri il Como ha battuto la Roma perché dopo averle regalato un rigore l’ha dominata con tecnica, palleggio verticale e, nella ripresa, uno contro uno sfinente in parità numerica e irresistibile dopo l’espulsione (sbagliata) di Wesley. Uno show che avrebbe meritato l’opposizione di un Dybala o almeno di un Soulé, ma la Roma è arrivata a pezzi a primavera, e deve riorganizzarsi al più presto perché si è messa a correre pure la Juve. Fra i pochi a dichiarare simpatia per Fabregas, Spalletti ha ormai passato la nottata ed è pronto al lungo sprint col catalano. Sperava di scavalcarlo già ieri. Ci riproverà".
(Corriere della Sera)
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