Branca: “Triplete? Molti scartati, avevano qualità e rabbia! Uno poi era incazzato nero”

Branca: “Triplete? Molti scartati, avevano qualità e rabbia! Uno poi era incazzato nero”

Marco Branca racconta come nacque il Triplete dell’Inter: “Avevamo una squadra di alta qualità e anche di gente calcisticamente arrabbiata”

di Redazione1908

”Avevamo una squadra di alta qualità e anche di gente calcisticamente arrabbiata”. Marco Branca, ex direttore dell’area tecnica dell’Inter, racconta a ‘Libero’ la genesi del Triplete nerazzurro. Giocatori di grandissima qualità tecnica ma soprattutto di grandissimo carattere.

Andate a farvi un’analisi tecnica e caratteriale di quelli che abbiamo preso e che ci hanno portato al Triplete. Milito e Thiago Motta, scartato da Atletico, Barca, Portsmouth, dovevano far vedere che erano da grande squadra non solo da Genoa; Lucio era furibondo perché cacciato dal Bayern; Sneijder era stato scaricato dal Real”.

”Eto’o era stato accantonato da Guardiola e poi è venuto da noi e ha fatto il secondo Triplete consecutivo. E Pandev? Già ci interessava portarlo a Milano il giugno successivo, ma poi a gennaio abbiamo colto l’occasione. È arrivato che era incazzato nero, alla Lazio era fuori rosa e non giocava da 7mesi: con noi è stato sempre in campo e decisivo”, ha raccontato Branca.

La finale di Madrid

«La ricordo erfettamente, c’era un’atmosfera di grande sicurezza, pensate da quale filotto venivamo: l’eliminazione al cardiopalma del Barcellona in semifinale, la vittoria della Coppa Italia a Roma sulla Roma e quella dello scudetto a Siena. Eravamo pronti ad affrontare e superare qualsiasi imprevisto, mentalmente ci siamo presentati da vincenti. E così è stato».

Il colpo Sneijder

«Che però non è stato il colpo dell’ultimo minuto, come si racconta: gli stavo dietro ormai da otto mesi, sapevo che era il fantasista perfetto per completarci. Poi in estate lo avevo perso un po’ di vista ma, quando sembrava che non dovesse più venire, con Ernesto Bronzetti e Peppino Tirri siamo stati capaci di sbloccare la cosa negli ultimi tre giorni di mercato. Anzi, nelle ultime ore, visto che abbiamo chiuso l’affare alle tre del mattino del 26 agosto. L’abbiamo presentato il 28 ed è sceso in campo nel derby il 29: aveva fatto solo il defaticante con la squadra e Mourinho era anche piuttosto contrariato. Poi ha giocato una partita stupenda, vittoria 4-0. Che gli vuoi dire?».

Messi regalo per il Centenario del 2008

«È vero, ci siamo mossi con discrezione, ma Leo non ha voluto lasciare perché era molto riconoscente nei confronti di una società che lo ha preso da piccolo e ha creduto in lui così tanto da aiutarlo a superare anche quei problemi di salute che aveva. È la dimostrazione che in questi grandi affari l’aspetto economico non viene sempre al primo posto».

L’affare Ibra-Eto’o

«Per giocare nell’Inter bisogna essere felici al 100% e Zlatan era venuto sinceramente a dirci che non aveva più la serenità necessaria. È un ragazzo di grande carattere, spiritoso, molto corretto, lo abbiamo ascoltato e cercato la soluzione ideale per entrambi, anche perché in quel momento la sua aspirazione era provare un calcio diverso e il Barcellona, quel Barcellona, era un grande richiamo per lui. L’affare si è concretizzato molto velocemente perché noi già da tempo seguivamo Eto’o. Da due anni tessevo relazioni con il suo agente, sono cose che si costruiscono da lontano».

Il messaggio di Mourinho a Eto’o con la maglia numero 9 e la scritta “E’ tua”

«È stato l’assist che mancava per convincerlo, perché con Samuel avevo parlato diverse volte ed era già molto intrigato dall’idea di venire a Milano. Dunque sul piatto dalla nostra parte c’era Ibra, sulla loro Samuel, 45 milioni e anche Hleb, valutato 5 milioni, che però non è voluto venire. Alla fine abbiamo venduto Ibra per Eto’o più 50 milioni. Peccato che poi Zlatan a Barcellona si sia trovato male con Guardiola, questo mi spiace».

Le sfuriate di Mourinho

«Catania? Una delle poche ma micidiali sfuriate lucide di Josè. Ne avrà fatte tre o quattro, non di più. Io ricordo quella nell’intervallo a Kiev, quando stavamo perdendo 1-0 con la Dynamo ed eravamo con un piede fuori dalla Champions a novembre. Era trasfigurato, così furioso che ha distrutto un lettino da massaggi, di ferro, pesantissimo, non so come abbia fatto. Poi la rete di Milito all’86’ e la zampata di Sneijder all’89’ per il 2-1 finale. Il resto è storia».

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