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Godin: “Ecco perché ho scelto l’Inter, Conte sa quel che vuole. Simeone mi ha detto…”

Gianni Pampinella

L’Inter può farcela già quest’anno?

«Ci proveremo, questo posso assicurarlo».

Lei ha firmato per tre anni. Pensa di riuscire a giocare un’altra finale di Champions?

«Lo vorrei, mi piacerebbe. Conosco bene il cammino, so che è molto difficile. Però è un sogno che tengo ben presente».

Lei ha affrontato Cristiano Ronaldo numerose volte. Qual è l’aspetto più complicato nel marcarlo?

«Non un fatto tecnico. Ma la testa. La concentrazione. Per 90 minuti non puoi mollare un secondo, perché è quel secondo che a lui basta per segnare».

Una volta le rifilò un pugno.

«Quel che accade in campo, resta in campo. E non ne parlo. Però non mi piace quando si manca di rispetto».

Del gesto di CR7 dopo il ritorno di Champions a marzo, invece, vuole parlare?

«Il Cholo (Simeone, ndr) all’andata si rivolse al proprio pubblico, la tensione lo portò a quel gesto, non ce l’aveva con la Juve. Il gesto di Ronaldo fu differente, non rispettò la gente».

Griezmann di lei dice: non ho mai conosciuto un altro giocatore leader come Godin. Se la sente di ricoprire questo ruolo anche nell’Inter?

«Arrivo in una squadra nuova, devo entrare piano piano, rispettare i miei compagni. Non sono io che alzo la voce. È fondamentale che ognuno si senta importante nel suo ruolo, anche chi giocherà meno minuti. È decisivo, in una stagione con tantissime partite”.

Sta già parlando da leader...

«Non mi piace imporre nulla, semplicemente a poco a poco le cose avverranno se i compagni me lo chiederanno».

Se le dico Tabarez.

«È più di un allenatore. È un formatore di uomini. Dà la priorità al lato umano piuttosto che al campo. Ha guidato un gruppo di giocatori che si intendono all’istante. Mi ha educato, ho appreso molto da lui».

L’Inter ha la difesa più forte d’Europa, come ha detto alla Gazzetta Julio Cesar?

«È un onore che si pensi questo. Ho conosciuto da poco i miei compagni. Ma già l’anno scorso ho visto molte partite di De Vrij e di Skriniar, sono spettacolari, ma lo penso pure di D’Ambrosio. Sono io che dovrò adattarmi rapidamente alla squadra: in un ruolo come il mio, l’empatia con i compagni di reparto è fondamentale, ci dev’essere affinità».

La Juve ha pagato 75 milioni di euro De Ligt. Troppi?

«Il prezzo lo fa il mercato attuale, non dipende mica dal ragazzo. E’ un giovane, per l’età che ha ha mostrato grande personalità. E’ sicuramente un buon giocatore. Da qui a dire che possa diventare un top, lo dirà il tempo».

Cosa sognava Godin, da bambino?

«Facevo nuoto. Anzi, quando avevo 15 anni centrai diversi record a livello giovanile, in Uruguay. Mi piacevano molti sport: giocavo a basket, pallamano, facevo atletica. Poi a 16 anni decisi che il calcio sarebbe stata la mia vita».

Come?

«Arrivò un’offerta da un club di Montevideo (l’Atletico Cerro, ndr). Mi presero. Era una porta che si apriva, non potevo non provarci. E ci sono riuscito. Anche se giocavo da trequartista. Il mio idolo era Francescoli. Segnava, era bello da vedere, simbolo dell’Uruguay che nel 1995 vinse la Coppa America, tutti i bimbi tifavano per lui».

Si dice: il colpo di testa di Godin è un’opera d’arte.

«Non faccio allenamenti particolari, mi concentro ovviamente sulla forza e sull’esplosività. Ma il colpo di testa è differente a seconda della zona di campo: in difesa mi aiuta il grande timing (tempismo, ndr) che ho sulla palla. In attacco invece devi essere aggressivo, in area avversaria devi andare solo con l’obiettivo di far gol. E, poi, certo devi avere un feeling con chi fa il cross».

Si vede allenatore?

«Ora dico di no: troppa tensione, troppe ore da dedicare al calcio fuori dal campo, anche a casa devi studiare... no, penso che farò altro. Ma sempre nel calcio, è il mio mondo».

Lei è molto poco social, sembra quasi in controtendenza con il calcio moderno.

«Non do giudizi. Ma non mi piace mostrare troppo del privato, ritengo giusto fare così».

Abbiamo detto di Simeone. Ma chi l’ha spinta ancor di più verso l’Italia?

«Mio suocero è Pepe Herrera, ha giocato a Cagliari con Francescoli. Ha un ricordo strepitoso della Serie A, con lui ho parlato a lungo. E poi c’è mia moglie: è nata a Cagliari, lei parla italiano, io ancora no...».

Dove si vede a vivere, tra qualche anno?

«In Uruguay, se convinco mia moglie a lasciare l’Europa»

(Gazzetta dello Sport)

 

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