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Lukaku: all’estero scandalo, in Italia successo niente. E l’ottimo Rocchi non si smentisce

Alfio Musmarra

L'editoriale di Alfio Musmarra per Fcinter1908: all'estero il giusto risalto per gli insulti a Lukaku, in Italia neanche in prima pagina

Difficile, anzi impossibile non tornare sui minuti finali di Juventus-Inter.

Perché per 92 minuti la direzione di gara dell’arbitro Massa è stata buona, in una gara onesta e senza particolari tensioni. Bravi anche fino a quel momento i calciatori. Il rigore al 93’ però ha cambiato tutto.

Da quel momento è stata un’escalation di episodi più o meno controversi sui quali servirebbe molta più chiarezza e mano ferma rispetto a quello che abbiamo letto e visto in queste ore. Perché poi dovremmo domandarci come mai all’estero ci sia stato così risalto rispetto a quello che è accaduto in Italia. I quotidiani nazionali non hanno avuto neppure il coraggio di scrivere una riga in prima pagina sui cori razzisti, concentrandosi su altro. Perché poi la credibilità si riduce al minimo salvo poi scandalizzarsi a cottimo negli editoriali pustumi.

Perché dei cori, degli epiteti ( ‘scimmia’), dal rigore in avanti ci si era accorti anche dalla tv o attraverso i social. Ma sul campo solo Lukaku ed i suoi compagni si sono accorti. L’arbitro Massa, invece, a distanza siderale non si accorge di nulla, eppure riesce a percepire l’esultanza ritenuta provocatoria di Lukaku che si mette una mano sulla fronte ed una sulla bocca (come peraltro in altre occasioni dove non è stato sanzionato).

Come avrà fatto il bravo Massa, promosso a pieni voti dal designatore, da distanza siderale? Ci sono inquadrature a campo largo dove si vede il fischietto lontanissimo da Lukaku, peraltro sommerso dai compagni di squadra che sono corsi anche dalla panchina a festeggiarlo.

Occhio: festeggiarlo, non limitarlo, perché Romelu non ha fatto nulla di provocatorio se non zittire gli ululati che il bravo Massa ed i suoi assistenti, sempre promossi dall’ottimo designatore, non hanno sentito. Serve una vista bionica per riuscire a vedere l’esultanza del belga, oppure serve l’ausilio di un qualche collaboratore, che non ha sentito gli insulti, che non ha ritenuto opportuno farli interrompere, ma che ha pensato bene evidentemente di voler punire il folle gesto, incredibilmente provocatorio, che poteva chiaramente scatenare chissa cosa, di mettere il dito davanti alla bocca.

Perché Romelu guardava i tifosi della Juve e ha detto muti agli insulti razzisti, insulti che la terna promossa a pieni voti (che il designatore ci ha tenuto a far sapere) non ha sentito. Così puniamo chi viene fatto oggetto di insulti razzisti e non invece chi si rende protagonista di quei cori infami.

Possibile? Perché il calcio moderno ormai è fatto solo di slogan, che vanno usati a convenienza.

Perché a volte ci si deve fermare e fare un passo indietro se si vuole davvero fare qualcosa. A Lukaku è arrivata la solidarietà di campioni di tutto il mondo, dal colleghi del Milan, dal Belgio, Inghilterra. Dai Drogba a Mbappè ai campioni di Formula 1. Possibile da nessun giocatore della Juve?

Secoli fa, in un'altra era geologica a San Siro, Adriano andò ad abbracciare Zoro e a fine gara un certo Facchetti si scusò pubblicamente, in tempi più recenti Icardi abbracciò Koulibaly.

Qui l’unica cosa che abbiamo visto è la scena di Danilo e Cuadrado che chiedono l’espulsione di Romelu. Bella solidarietà non c’è che dire. Ma vorrei tornare ancora sull’ottimo Massa, promosso a pieni voti dal designatore, lo stesso che promosse l’arbitro di Inter-Juve di campionato per aver convalidato un gol viziato da un doppio fallo di mano (…) .

Da alcuni spifferi sembrava che in un primo momento il secondo giallo fosse scaturito non dall’esultanza di Romelu bensì dal parapiglia con Cuadrado definita ‘mass confrontation’. Peccato che riguardando le immagini, la ricostruzione non collimasse: Massa aveva già in mano il cartellino giallo, e le spinte tra Lukaku e Cuadrado avvengono parecchio dopo. Allora perché mettere ancor più confusione?

Una cosa è chiara e non perché la pensi io che conto meno di zero. All’estero ne usciamo con le ossa rotte, un’immagine tremenda in un episodio che andava gestito in maniera diversa. Quelle immagini e quell’espulsione hanno fatto il giro del mondo e l’idea che il designatore l’abbia anche promossa fa ancora più riflettere.

Perché a volte basterebbe ammettere di aver sbagliato. Può succedere, siamo umani. Tenere il punto sempre e a prescindere fa perdere quella poca credibilità che ormai c’è, aumentando di fatto un’arroganza e una presunzione che chi ricopre certi ruoli apicali non dovrebbe adottare.

Perché se si chiede rispetto e buonafede si deve partire da un presupposto e da un contesto che oggi, con certi comportamenti, viene a mancare.

Poi non ci lamentiamo se il nostro calcio perde posizioni. E' figlio di un sistema fallato, dove chi dovrebbe controllarlo è il primo a non essere in grado di farlo.

Un ultima postilla. Sono rimasto sconcertato da come l’Inter non abbia preso fin da subito le difese di Romelu. Nessuno dirigente nel post partita, neppure un messaggio del Presidente. Una Società deve difendere i propri tesserati in casi del genere e non il giorno dopo ma subito. Così com’è stato discutibile non leggere una riga sulle prime pagini nazionali sportive dei fatti accaduti. E questo la dice lunga sulla gestione della comunicazione del Club, indietro anni luce rispetto alle big del nostro campionato.