Alessandro ‘Spillo’ Altobelli, ex calciatore dell’Inter e della Nazionale ha rilasciato un’intervista nell’edizione odierna de’ La Gazzetta dello Sport.

news
Altobelli: “Mondiali, qualità si è abbassata. Italia? Wild card è la soluzione”
Da campione del mondo, si sta divertendo a guardare il Mondiale americano?
"Mah, non proprio. Finora non abbiamo assistito a un granché in campo. Ho visto squadre vincere con molti gol di scarto, ma questo non significa automaticamente che siano state grandi partite. Quello che mi aspetto da un Mondiale è un livello superiore, sia dal punto di vista tecnico sia da quello emotivo. Per il momento non ho ancora visto un calcio che lasci il segno. Mi auguro che accada nelle prossime settimane e che si accendano le stelle: Messi, Mbappé, Lamine... Ammetto, però, di aver fatto pure un altro pensiero malizioso...".
Quale?
"Ma come diamine fa l’Italia a non giocare un Mondiale esteso a 48 squadre? Un Mondiale in cui ci sono formazioni così, che ai miei tempi avrebbero fatto pochi punti perfino nei loro gironi di qualificazione? Non è una questione di mancanza di rispetto verso nessuno, ma una semplice constatazione. In realtà, però, riconosco che questo pensiero sia sbagliato: l’Italia aveva l’occasione e l’ha persa. È solo e soltanto colpa nostra se non siamo negli Usa, pur avendo avuto uno spazio maggiore per entrare".
In realtà, l’allargamento della base all’ingresso della fase finale ha percentualmente premiato più le nazionali non europee.
"Eh sì. Si nota una qualità generale che si è abbassata, era prevedibile. Diciamo che con così tante squadre esiste il rischio di perdersi per strada qualcosa".
Che intende dire?
"Ci sono più nazionali, più partite, più pubblico, più angoli del mondo che vengono giustamente toccati dallo spettacolo, ma anche tante squadre che sembrano lontane dal livello cui siamo abituati e che bisognerebbe aspettarsi da un evento di questo livello. Anche se la sorpresa, poi, la trovi sempre, vedi Capo Verde contro la Spagna. Io, però, ho più negli occhi il povero Curaçao contro la Germania: due squadre di taglia troppo diversa! Ma siamo ancora all’inizio del torneo e mi auguro che le grandi nazionali riescano a elevare lo spettacolo: ad esempio, Brasile e Spagna non hanno fatto impazzire...".
Qual è il numero ideale di squadre per avere la giusta competizione?
"Le 24 dei miei tempi non sarebbero più proponibili, le 48 di oggi sono esagerate e lo dico nel rispetto del mio grande amico Gianni Infantino: per me, da ex calciatore, meglio stare nel mezzo. Ma capisco le ragioni. Il calcio vuole coinvolgere nuovi mercati, nuove nazioni, nuovi tifosi. Però bisogna trovare un equilibrio tra la dimensione globale e la qualità tecnica".
È davvero possibile trovarlo in un’epoca come questa?
"Il business è diventato una componente fondamentale dello sport moderno, non c’è niente di male, e anche le grandi competizioni vengono progettate tenendo conto di questi aspetti, ma penso anche che non si debba perdere di vista il prodotto principale, che è quello che poi vediamo in campo. Sono un po’ nostalgico e amo il calcio di una volta: mi piacciono i portieri che parano, i difensori che difendono, i centrocampisti che passano, le ali che dribblano e gli attaccanti che segnano. A volte, mi sembra che queste basi ce le perdiamo".
E sull’organizzazione del torneo, nato un po’ tra le polemiche, che cosa dice?
"Le polemiche sono figlie di situazioni politiche che non riguardano il calcio, sono inevitabili nei tempi che viviamo. Personalmente, da fuori, penso sia un grande Mondiale dal punto di vista organizzativo, visto che bisogna coprire non uno, ma tre Paesi immensi. L’apertura è stata straordinaria. Parlo proprio della scenografia, dell’impatto visivo. Anche guardando gli stadi si vede chiaramente che l’interesse non manca: c’è un sacco di gente, nonostante i biglietti costino un occhio della testa. Significa che il Mondiale continua a esercitare un fascino enorme".
A bruciapelo: pensa che la prossima volta ci saremo pure noi?
"Io ribalto il problema, vado oltre. Le grandi nazionali come la nostra, che sono patrimonio del calcio mondiale e quindi di tutti, dovrebbero starci sempre, a prescindere. Non servono corsie preferenziali, ma normali wild card. Negli ultimi anni è toccato a noi stare fuori, ma in futuro potrebbe succedere ad altri e anche in quel caso la competizione perderebbe di fascino. Non sarebbe una soluzione perfetta, ma perché non pensarci?".
© RIPRODUZIONE RISERVATA


/www.fcinter1908.it/assets/uploads/202507/368812e9b4c94857b1c30160462b8400.jpeg)


