Piero Ausilio, direttore sportivo dell'Inter, ha concesso un'intervista ai microfoni di "Colpi da Maestro". Queste le sue dichiarazioni.

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Ausilio: “Fabregas? Chivu sempre prima scelta! Napoli bravo, ma se giochi 23 partite in più…”
QUATTRO PROPRIETÀ - "Si cresce, è il termine che mi rappresenta di più: sono realtà completamente diverse tra loro, quando si pensa alle proprietà dell'Inter si pensa a Moratti. Ma ho avuto la fortuna anche di conoscere realtà straniere e diverse, esperienze importanti e nuove in momenti anche difficili: in quegli anni ricordo tantissimi tentativi di fare del nostro meglio in cui c'erano tante limitazioni del FPF. Ma finalmente le abbiamo abbandonate grazie al lavoro degli ultimi anni con Suning e Oaktree".
DIRETTORE SPORTIVO - "C'è stata una sliding-doors: il primo pensiero è stato voler fare l'allenatore dopo aver smesso. Ho provato anche a farlo, ero solo un assistente aspettando l'età per cominciare: ma poco prima il presidente della Pro Sesto mi disse che avevo qualità diverse e che sarei potuto diventare un manager nel calcio. Mi presi una pausa di riflessione e dopo una sorta di accordo con lui, è partita la mia storia nel '91. Ho fatto subito mercato con la Pro Sesto e ho visto che mi divertiva: ero ammaliato dai Marotta, Braida, Perinetti e tutti gli altri. E' diventato un sogno e ce l'ho fatta. Bisogna partire dalla passione, ci vuole costanza e competenza: ci deve essere tanto lavoro dietro, devi avere equilibrio. Viviamo in un mondo in cui si brucia tutto in poco tempo: siamo oggetti a critiche e esaltazioni da parte di tutti ogni giorno perché di calcio parla chiunque. Se ti senti forte, allora vai dritto: se mi guardo dietro, sono stati più i successi che gli insuccessi".
FABREGAS - "Ci provammo quando ancora non aveva un contratto col Barcellona: Casiraghi mi fece una testa così. Si provò ma andò all'Arsenal. Da allenatore? Ho sicuramente stima di lui e farà una carriera brillantissima: non c'è mai stata un'Inter vicina a lui. Si parla tanto e fa parte del gioco e il primo a saperlo è stato Chivu: quando ci siamo trovati di fronte alla scelta di Inzaghi dovevamo mettere giù delle idee. E la principale era Chivu: poi io lo conoscevo".
CHIVU - "E' un ragazzo incredibile e vero e lo sta dimostrando anche da allenatore: noi lo conoscevamo dal settore giovanile. Ma anche Parma, se scegli di andare lì a salvarti: bravo lui a rischiare e quel rischio l'ha portato all'Inter. E' sempre stata la prima scelta, lui lo sapeva: poi si fanno dei pensieri anche sugli allenatori, ma siamo andati tutti dritti su di lui e siamo stracontenti".
LAUTARO - "E' stata molto particolare, non tutte le trattative vanno così. Presi un aereo, e quando un ds prende un aereo e torna senza il giocatore, sono problemi di immagine. Mi ricordo quel periodo, era difficile: c'era da giocare una partita apparentemente facile a Crotone e decisi, sbagliando, che poteva essere la settimana giusta per cercare l'impossibile. Lui era abbastanza orientato verso l'Atletico, mancava una firma tra i due club: quando parti così svantaggiato i rischi di non farcela sono tanti. Sfruttando i buoni rapporti con Milito, decisi di rischiare: andò bene. Ci furono situazioni che peggiorarono la trattativa perché quando tutto era stato già chiuso, lui fece tre gol e ricominciammo da capo. Però costò 20 milioni in totale. Ma tornai col contratto firmato e con grande soddisfazione: è il nostro capitano e ha un valore importantissimo per l'Inter e per il calcio".
TRATTATIVE - "Io parto sempre da un vantaggio, quello del calciatore. Con Lautaro non lo era e abbiamo dovuto accontentare il club e partire da zero con lui. Ma nel 90% delle trattative devi essere convincente col giocatore, fargli capire che valore ha l'Inter e gli obiettivi, quali sono gli aspetti in cui può migliorare: l'allenatore sta diventando importante, quasi tutti vogliono parlare con l'allenatore e conoscere le sue idee. Quando è possibile, conoscere il giocatore può dare un vantaggio quando arriva. Bisogna conoscere le idee di calcio dell'allenatore: se fa il 3-5-2 non puoi cercare attaccanti esterni. Poi devi parlarci e devi capire la sua idea sui calciatori: quasi sempre ti dà le caratteristiche e il prototipo, tu devi dare dei nomi. Poi succede con quelli più esperti che arrivino a proporti nomi precisi: e lì fai il possibile. Ma si parte dal presupposto che è il club che fa le scelte rispettando le idee dell'allenatore trovando i profili giusti e non per forza quel nome che ti indica".
ACCOUNT FAKE SOCIAL - "Lo fai anche perché devi capire un po' di cose e studiare cosa succede fuori: non si può far finta che il mondo non sia andato avanti. Ufficialmente non compaio ma mi piace curiosare: è vero che lo feci, qualcuno è stato malizioso perché non mi interessava la vita della moglie ma capire un po' che dinamiche c'erano".
COLPI MIGLIORI - "Quello di Lautaro è stato pazzesco, ma in 28 anni ce ne sono stati anche da settore giovanile: per me è un rimpianto, poteva fare molto di più. Feci tanto per portare all'Inter Balotelli, in quegli anni era tanta roba e manco lui sapeva quanto era forte. Ho sempre nel cuore Kovacic, ho portato all'Inter Bonucci, un'operazione particolare. Penso a Pandev, Thuram... Quelli più recenti sono stati belle operazioni in rapporto alla qualità dei giocatori: penso a Calhanoglu, Thuram, Mkhitaryan, De Vrij, Acerbi. Sono arrivati a zero e sono stati protagonisti importanti dei recenti successi. Sono giocatori importanti e attuali presi qualche anno fa sfruttando una situazione contrattuale favorevole. Noi eravamo in una fase di ricostruzione: io amo ricordare il lavoro di tanti allenatori, ma il vero progetto oggi ancora è vincente, siamo sempre lì. Siamo partiti con Spalletti e tornati in Champions, il passo che andava fatto dopo anni, ci ha permesso di sviluppare il progetto: con Conte siamo tornati vincenti, con Inzaghi ci siamo consolidato da vincenti ad altissimo livello. Per ricostruire l'Inter abbiamo dovuto usare i parametri zero, tutta gente che ha portato qualità dentro e fuori dal campo, penso ai valori che ti danno anche fuori".
CALHANOGLU - "Al Milan aveva una situazione particolare. Noi siamo contenti, ma si approfittò di una situazione brutta, il problema di Eriksen: e noi in 48 ore approfittammo dell'opportunità. Ce lo godiamo ed è arrivato con un'operazione a zero".
COSA MANCA ALL'INTER - "Quando inizi una stagione all'Inter, pensi sempre a fare di tutto per vincere. Io non credo a quelli che va bene il quarto posto: se si parla di Inter e squadre così, tu vuoi sempre essere competitivo per vincere. Poi se c'è qualcuno più bravo o approfitta di una situazione favorevole... Noi l'anno scorso siamo arrivati secondi, bravo il Napoli: siamo arrivati ad un punto e la differenza c'è stata in tante cose, 23 partite in più. Quando giochi un girone di ritorno in più rispetto al competitor, qualche energia la perdi: non sono alibi, è un dato di fatto. L'Inter se inizia la stagione pensa di poter vincere tutto, poi non sempre si può riuscire in tutto: ma deve essere la mentalità e gli obiettivi che trasferisci alla squadra. Secondi ad un punto vuol dire aver fatto le cose per bene: qualcuno è stato più bravo ma si deve analizzare il perché non si è vinto. E forse dopo la finale si è sparato un po' troppo: io avrei parlato di orgoglio di questa Inter da italiano e amante del calcio oltre che tifoso dell'Inter".
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