00:07 min
fcinter1908 news interviste Ausilio: “Fabregas? Chivu sempre prima scelta! Napoli bravo, ma se giochi 23 partite in più…”

news

Ausilio: “Fabregas? Chivu sempre prima scelta! Napoli bravo, ma se giochi 23 partite in più…”

Marco Astori
Marco Astori Redattore 
Piero Ausilio, direttore sportivo dell'Inter, ha concesso un'intervista ai microfoni di "Colpi da Maestro". Queste le sue dichiarazioni

Piero Ausilio, direttore sportivo dell'Inter, ha concesso un'intervista ai microfoni di "Colpi da Maestro". Queste le sue dichiarazioni.

QUATTRO PROPRIETÀ - "Si cresce, è il termine che mi rappresenta di più: sono realtà completamente diverse tra loro, quando si pensa alle proprietà dell'Inter si pensa a Moratti. Ma ho avuto la fortuna anche di conoscere realtà straniere e diverse, esperienze importanti e nuove in momenti anche difficili: in quegli anni ricordo tantissimi tentativi di fare del nostro meglio in cui c'erano tante limitazioni del FPF. Ma finalmente le abbiamo abbandonate grazie al lavoro degli ultimi anni con Suning e Oaktree".

DIRETTORE SPORTIVO - "C'è stata una sliding-doors: il primo pensiero è stato voler fare l'allenatore dopo aver smesso. Ho provato anche a farlo, ero solo un assistente aspettando l'età per cominciare: ma poco prima il presidente della Pro Sesto mi disse che avevo qualità diverse e che sarei potuto diventare un manager nel calcio. Mi presi una pausa di riflessione e dopo una sorta di accordo con lui, è partita la mia storia nel '91. Ho fatto subito mercato con la Pro Sesto e ho visto che mi divertiva: ero ammaliato dai Marotta, Braida, Perinetti e tutti gli altri. E' diventato un sogno e ce l'ho fatta. Bisogna partire dalla passione, ci vuole costanza e competenza: ci deve essere tanto lavoro dietro, devi avere equilibrio. Viviamo in un mondo in cui si brucia tutto in poco tempo: siamo oggetti a critiche e esaltazioni da parte di tutti ogni giorno perché di calcio parla chiunque. Se ti senti forte, allora vai dritto: se mi guardo dietro, sono stati più i successi che gli insuccessi".

FABREGAS - "Ci provammo quando ancora non aveva un contratto col Barcellona: Casiraghi mi fece una testa così. Si provò ma andò all'Arsenal. Da allenatore? Ho sicuramente stima di lui e farà una carriera brillantissima: non c'è mai stata un'Inter vicina a lui. Si parla tanto e fa parte del gioco e il primo a saperlo è stato Chivu: quando ci siamo trovati di fronte alla scelta di Inzaghi dovevamo mettere giù delle idee. E la principale era Chivu: poi io lo conoscevo".

CHIVU - "E' un ragazzo incredibile e vero e lo sta dimostrando anche da allenatore: noi lo conoscevamo dal settore giovanile. Ma anche Parma, se scegli di andare lì a salvarti: bravo lui a rischiare e quel rischio l'ha portato all'Inter. E' sempre stata la prima scelta, lui lo sapeva: poi si fanno dei pensieri anche sugli allenatori, ma siamo andati tutti dritti su di lui e siamo stracontenti".

LAUTARO - "E' stata molto particolare, non tutte le trattative vanno così. Presi un aereo, e quando un ds prende un aereo e torna senza il giocatore, sono problemi di immagine. Mi ricordo quel periodo, era difficile: c'era da giocare una partita apparentemente facile a Crotone e decisi, sbagliando, che poteva essere la settimana giusta per cercare l'impossibile. Lui era abbastanza orientato verso l'Atletico, mancava una firma tra i due club: quando parti così svantaggiato i rischi di non farcela sono tanti. Sfruttando i buoni rapporti con Milito, decisi di rischiare: andò bene. Ci furono situazioni che peggiorarono la trattativa perché quando tutto era stato già chiuso, lui fece tre gol e ricominciammo da capo. Però costò 20 milioni in totale. Ma tornai col contratto firmato e con grande soddisfazione: è il nostro capitano e ha un valore importantissimo per l'Inter e per il calcio".

TRATTATIVE - "Io parto sempre da un vantaggio, quello del calciatore. Con Lautaro non lo era e abbiamo dovuto accontentare il club e partire da zero con lui. Ma nel 90% delle trattative devi essere convincente col giocatore, fargli capire che valore ha l'Inter e gli obiettivi, quali sono gli aspetti in cui può migliorare: l'allenatore sta diventando importante, quasi tutti vogliono parlare con l'allenatore e conoscere le sue idee. Quando è possibile, conoscere il giocatore può dare un vantaggio quando arriva. Bisogna conoscere le idee di calcio dell'allenatore: se fa il 3-5-2 non puoi cercare attaccanti esterni. Poi devi parlarci e devi capire la sua idea sui calciatori: quasi sempre ti dà le caratteristiche e il prototipo, tu devi dare dei nomi. Poi succede con quelli più esperti che arrivino a proporti nomi precisi: e lì fai il possibile. Ma si parte dal presupposto che è il club che fa le scelte rispettando le idee dell'allenatore trovando i profili giusti e non per forza quel nome che ti indica".

ACCOUNT FAKE SOCIAL - "Lo fai anche perché devi capire un po' di cose e studiare cosa succede fuori: non si può far finta che il mondo non sia andato avanti. Ufficialmente non compaio ma mi piace curiosare: è vero che lo feci, qualcuno è stato malizioso perché non mi interessava la vita della moglie ma capire un po' che dinamiche c'erano".

COLPI MIGLIORI - "Quello di Lautaro è stato pazzesco, ma in 28 anni ce ne sono stati anche da settore giovanile: per me è un rimpianto, poteva fare molto di più. Feci tanto per portare all'Inter Balotelli, in quegli anni era tanta roba e manco lui sapeva quanto era forte. Ho sempre nel cuore Kovacic, ho portato all'Inter Bonucci, un'operazione particolare. Penso a Pandev, Thuram... Quelli più recenti sono stati belle operazioni in rapporto alla qualità dei giocatori: penso a Calhanoglu, Thuram, Mkhitaryan, De Vrij, Acerbi. Sono arrivati a zero e sono stati protagonisti importanti dei recenti successi. Sono giocatori importanti e attuali presi qualche anno fa sfruttando una situazione contrattuale favorevole. Noi eravamo in una fase di ricostruzione: io amo ricordare il lavoro di tanti allenatori, ma il vero progetto oggi ancora è vincente, siamo sempre lì. Siamo partiti con Spalletti e tornati in Champions, il passo che andava fatto dopo anni, ci ha permesso di sviluppare il progetto: con Conte siamo tornati vincenti, con Inzaghi ci siamo consolidato da vincenti ad altissimo livello. Per ricostruire l'Inter abbiamo dovuto usare i parametri zero, tutta gente che ha portato qualità dentro e fuori dal campo, penso ai valori che ti danno anche fuori".

CALHANOGLU - "Al Milan aveva una situazione particolare. Noi siamo contenti, ma si approfittò di una situazione brutta, il problema di Eriksen: e noi in 48 ore approfittammo dell'opportunità. Ce lo godiamo ed è arrivato con un'operazione a zero".

COSA MANCA ALL'INTER - "Quando inizi una stagione all'Inter, pensi sempre a fare di tutto per vincere. Io non credo a quelli che va bene il quarto posto: se si parla di Inter e squadre così, tu vuoi sempre essere competitivo per vincere. Poi se c'è qualcuno più bravo o approfitta di una situazione favorevole... Noi l'anno scorso siamo arrivati secondi, bravo il Napoli: siamo arrivati ad un punto e la differenza c'è stata in tante cose, 23 partite in più. Quando giochi un girone di ritorno in più rispetto al competitor, qualche energia la perdi: non sono alibi, è un dato di fatto. L'Inter se inizia la stagione pensa di poter vincere tutto, poi non sempre si può riuscire in tutto: ma deve essere la mentalità e gli obiettivi che trasferisci alla squadra. Secondi ad un punto vuol dire aver fatto le cose per bene: qualcuno è stato più bravo ma si deve analizzare il perché non si è vinto. E forse dopo la finale si è sparato un po' troppo: io avrei parlato di orgoglio di questa Inter da italiano e amante del calcio oltre che tifoso dell'Inter".