- A cosa hai rinunciato per arrivare qui?
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Bisseck: “Voglio diventare un pilastro dell’Inter! Quando sono arrivato per soli 7 milioni…”
La vita sociale probabilmente. Quando devo allenarmi, quando abbiamo le partite, i miei amici fanno casino. E da giovane anche tu vuoi fare casino. Ma per i giocatori, se vuoi arrivare ad alto livello, devi fare dei sacrifici. Per me è stata la cosa giusta”.
- L’arrivo all’Inter come lo immaginavi?
Pensavo i compagni fossero più cattivi, io sono arrivato per solo 7 milioni, poco per il calcio, dalla Danimarca. Nessuno mi conosceva di sicuro. Ora mi conoscono tutti? Sì, a Milano penso tanta gente mi riconosce, prima no. Anche i miei compagni che giocano in difesa come me, qui niente cattiveria. Tutti troppo gentili, mi hanno aiutato tanto. Un’esperienza molto semplice”.
- Cosa non ti piace del successo?
Niente, sono molto felice.
- Più forte oggi o più fragile?
Più forte, ovviamente.

- La critica più forte che hai ricevuto?
Tutti mi hanno detto che a volte sono un po' troppo chill. Ci sono momenti in allenamento e nella vita dove devi essere più serio e a me non piace troppo. Non sento l'ansia. Quando sei sicuro di te e sai cosa devi fare e sei abile a farlo non ci sono problemi. Io sono così. L'anno scorso abbiamo giocato contro Barcellona, Bayern: è normale l'agitazione. Mi rende diverso essere sempre leggero, nella mia testa ogni partita è più o meno la stessa. Entro nel campo che sono sempre uguale anche dopo aver sbagliato: bisogna continuare.
- Basta talento o serve anche disciplina?
Servono entrambi. Probabilmente la disciplina è più importante. Fa tanto la vita fuori dal calcio: devi mangiare bene, bere acqua a sufficienza, e non è semplice. A volte sei a casa e vuoi mangiare qualcosa che non va ma devi sempre pensarci bene. La disciplina è importante, ma non è vero che non è importante anche il talento.
- Meglio fallire o non provarci?
Meglio fallire. Devi crescere nella vita. Sempre meglio fallire e aver provato e quando hai superato questo down nessuno ti può fermare.
- Cosa diresti a chi sta per mollare?
È sempre difficile: parlare è troppo facile, io ho avuto tanti momenti difficili. L'unica cosa che puoi fare è continuare a lavorare e lavorare sempre un po' di più, c'è sempre qualcosa che puoi fare meglio e devi concentrarti non solo su questo. Non ti devi concentrare solo su quello che non fai bene, anche migliorare le cose che già fai bene perché bastano a volte una o due qualità che riesci a migliorare e possono servire a colpire ad esempio un allenatore.
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