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Ivano Bordon, ex portiere dell'Inter, ha rilasciato un'intervista a Il Gazzettino: "Per me è stato un grande sacrificio lasciare la famiglia a 15 anni, ho pianto e anche mia madre ha pianto quando mi hanno accompagnato nella grande città. La Marghera della mia infanzia era importante per le industrie nelle quali lavoravano tutti i genitori dei compagni di scuola. Mio padre Danilo faceva pietre refrattarie alla Sirma, si è ammalato di silicosi che gli ha mangiato i polmoni. Ero portiere già da bambino, a cinque anni mio nonno mi portava al campo e io mi mettevo sempre dietro la porta. Il pallone era un fatto di famiglia: papà aveva giocato nelle riserve del Venezia e per anni nella Miranese come difensore. A 13 anni ero fisicamente cresciuto e mi allenavo con la prima squadra della Miranese che giocava in serie D. Un anno dopo ero nella Juventina di Marghera".
Come è arrivato all'Inter?
"Tifavo per l'Inter, ma non potevo immaginare che dai 15 ai 32 anni avrei vissuto con la maglia dell'Inter: tre anni di giovanili, poi con la prima squadra. Un osservatore fece il mio nome a Gianni Invernizzi che seguiva i giovani neroazzurri. Sono andato in prova ad Appiano Gentile all'inizio del 1966 e a vederci c'erano Helenio Herrera, il Mago, e Italo Allodi. Da lì è cominciata la mia avventura e ho disputato il primo campionato Allievi. Tre anni dopo dissi ai miei genitori di raggiungermi: abitavo a Trezzano sul Naviglio, volevo togliere dalle polveri papà che, così, sarebbe andato in pensione. Nel 1969 abbiamo vinto il campionato Primavera, con Damiani e Bellugi; l'anno successivo sono passato in prima squadra come terzo portiere, dietro a Lido Vieri e a Sergio Girardi. Nel 1970-71 ero in Serie A e ho vinto anche lo scudetto, ho esordito nel derby col Milan: ero in panchina e sono entrato dopo un'ora, perdevamo 1-0, mi fecero un secondo gol su rigore e il terzo me lo segnò Rivera. Ma era l'inizio, esonerarono Heriberto Herrera e lo sostituirono con Invernizzi. Sono entrato in prima squadra nei "resti" della Grande Inter: Vieri, Burgnich, Facchetti, Bedin, Jair, Guarnieri, Mazzola, Suarez, Corso… Ho avuto la fortuna di far parte di quel gruppo di grandi giocatori e di grandi uomini. Poi lo scudetto 1979-80, una squadra tutta italiana allenata da Eugenio Bersellini, dalla prima all'ultima partita sempre in testa. A proposito di Inter, mi lasci dire che l'Inter campione di quest'anno ha disputato una grande stagione e l'allenatore Chivu è stato bravo soprattutto nei momenti cruciali a tenere la squadra concentrata".
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