Intervistato da Sportweek, il difensore dell'Arsenal Calafiori ha parlato del suo trasferimento in Premier e delle gare della Nazionale

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Calafiori: “Sognavo la Premier: com’è andato il passaggio all’Arsenal. Nazionale, sensazioni positive”
Come mai hai scelto la Premier?
«Ho sempre sognato di giocare in Inghilterra. È vero, dopo Bologna sarei potuto andare in una big italiana. Finito l'Europeo, però, il prezzo del mio cartellino è aumentato e la Wsa, l'agenzia del mio procuratore, Alessandro Lucci, mi ha spiegato che l'Arsenal mi voleva davvero. Sapevo che sarei arrivato nel campionato più difficile, ma mi sono detto che avrei sempre potuto fare un passo indietro. E poi, parliamoci chiaro: l'Arsenal è l'Arsenal, una squadra iconica, diversa da tutte le altre».
Quest'anno potreste alzare un bel po' di trofei. Che effetto fa?
«Ne ho bisogno, ho voglia di vincere e credo sarebbe importante. Siamo un gruppo giovane, pieno di entusiasmo. Parliamo ogni giorno dei nostri obiettivi, ma percepisco grande serenità».
Dopo la firma con la Roma, Mourinho postò un video mentre studiava il tuo profilo al Pc. Pochi mesi più tardi, dopo la sconfitta per 6-1 contro il Bodo Glimt, ti defini inadeguato peril livello della squadra. A 19 anni ti sei ritrovato sulle montagne russe.
«Pazzesco. Avevo staccato il telefono per un paio d'ore e, quando l'ho acceso, avevo 300 notifiche da leggere. La gente mi inviava il video con le mie statistiche pubblicato da Mou. Ero contentissimo, poi probabilmente l'ho deluso e dopo il Bodo è cambiato tutto. Doveva andare cosi, è stata una batosta ma mi ha aiutato a crescere».
Cosi sei finito al Genoa. Federico Marchetti ha raccontato alla Gazzetta che T'allenatore Blessin ti trattava malee ti chiamava "italian bastard".
«lo tendo sempre a giustificare i comportamenti degli altri sicuramente ho sbagliato qualcosa. Anche a distanza di anni, però, non ho sensazioni positive su di lui. Il Genoa retrocesse e noi litigammo: penso che, anche se mi avesse fatto giocare un po' di più, la mia carriera non sarebbe cambiata».
Finita quell'esperienza, Calafiori era sparito dai radar.
«Avevo l'autostima sotto i piedi. Sono tornato alla Roma e ho appreso da un Sms che ero fuori rosa. Mi chiedevo se il mio destino fosse nelle Serie minori, però ero fiducioso: non ho mai sognato di essere un calciatore normale, volevo lavorare per arrivare dove sono ora».
Ti sei mai sentito incompreso dalla Serie A?
«Con Roma e Genoa non è andata bene, ma me ne sono fatto una ragione, perché ero davvero molto giovane. La scelta di ripartire dal Basilea è stata perfetta, appena sono arrivato lì ho capito che era il posto giusto per me: i compagni non si vedevano fuori dal campo, in città c'era poco da fare. Era il contesto ideale per trovare continuità e maturare in fretta. Tornato in Italia, penso di essermi riscattato con il Bologna».
Se ripensi a quel Bologna, non hai voglia di tornare indietro nel tempo?
«Le cose belle hanno un inizio e una fine. Sono dipendente dalle sensazioni che ho provato quell'anno e vorrei tanto farle di nuovo mie. Lucidamente, però, capisco che è più bello custodire quel ricordo cosi com è: perfetto».
Quanto devi a Thiago Motta?
Adesso la Nazionale deve passare dai playoff. Sensazioni?
«Positive. Siamo carichi e c'è un'immensa voglia di andare al Mondiale. Non vedo l'ora di arrivare a Coverciano per passare tanto tempo con i compagni. La nostra storia ci insegna che, se riusciamo a fare gruppo, ce la giochiamo con chiunque. Anche in America: se ci arrivassimo, potrebbe succedere di tutto».
Non c'è un po' di paura?
«Se giochiamo come sappiamo fare, andiamo al Mondiale. Sulla carta siamo superiori, bisogna soltanto credere nei nostri mezzi. In giro c'è un po' di negatività, ma sono certo che Nazionale e tifosi remeranno nella stessa direzione. L'obiettivo è ancora alla nostra portata, dobbiamo restare compatti».
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