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Chivu: “Vogliamo dominare le partite e inserire giovani. I nuovi acquisti devono in fretta…”
"Da giocatore hai comunque una responsabilità enorme. Nel 2007 eravamo la squadra da battere. Avevamo vinto diversi Scudetti consecutivi e volevamo continuare su quella strada. Cercavamo sempre di vincere o almeno di restare competitivi anche in Europa. Sono arrivato nella stagione 2007/08, e ho vinto subito lo Scudetto. In questo senso abbiamo dato continuità. Ci mancava però qualcosa di speciale in Europa, che siamo riusciti a ottenere finalmente nel 2010 vincendo la [UEFA] Champions League. È stato meraviglioso, perché erano passati 43 anni dall’ultima vittoria dell’Inter nella massima competizione europea. È stato speciale anche perché abbiamo conquistato il Triplete: Scudetto, Coppa Italia e Champions League".

"Si vince quando si è competitivi per anni e quando si capisce come costruire una squadra capace di raggiungere i propri obiettivi. Questo vale sia in Europa sia in campionato, ed è più o meno ciò che sta vivendo l’Inter attuale. È la stessa responsabilità di questo ciclo che, direi, è iniziato durante la pandemia o poco prima: negli ultimi cinque anni abbiamo raggiunto una finale di [UEFA] Europa League e due finali di Champions League, purtroppo con l’esito che tutti conosciamo". Ma l’Inter è tornata stabilmente sulla scena europea. Siamo di nuovo competitivi, capaci di mantenere un livello alto sia in campionato sia in Europa".
UEFA: hai avuto molti allenatori importanti all’Inter. Qualcuno ti ha influenzato più degli altri?
"Ho preso qualcosa da tutti. Non credo si debbano mai confrontare gli allenatori. Ognuno ha il proprio modo di fare, la propria visione del calcio, la propria personalità. Da ognuno ho imparato qualcosa di diverso. La cosa più importante è che un allenatore ti lasci qualcosa dentro. Ho lavorato con tecnici che hanno avuto un grande impatto su di me, anche a livello personale. Con alcuni ho vinto più trofei, con altri non ho vinto nulla, ma ho imparato moltissimo per ciò che rappresentavano e per le loro qualità dentro e fuori dal campo. È sempre fondamentale portarsi dietro qualcosa. E ciò che mi ha colpito di più, alla fine, è sempre stato l’aspetto umano".
"A volte giudichiamo la qualità di una squadra, di un allenatore o di un giocatore solo in base a ciò che ha vinto. Può anche essere un criterio giusto, ma nel calcio, spesso, la chimica umana che si crea all’interno dello spogliatoio è ancora più importante di ciò che si vede dall’esterno o delle aspettative".
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