Pierluigi Collina, presidente della Commissione Arbitrale FIFA, ha parlato a La Gazzetta dello Sport delle novità e degli aggiornamenti sul possibile intervento del VAR.

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Collina: “Vi spiego tutte le novità. VAR a chiamata? C’è la volontà di…”
Tolleranza zero per i perditempo, Collina?
«L’obiettivo è eliminare, o limitare al massimo, le perdite di tempo che riducono la spettacolarità della partita. Lo scorso anno abbiamo introdotto la “8 seconds rule” per i portieri: un grande successo. Pochissimi i casi in cui è stato concesso un angolo, l’effetto deterrente ha funzionato. Considerato il tempo perso per i tanti calci di rinvio e falli laterali abbiamo pensato di trovare una soluzione».
C’è molta discrezionalità arbitrale nell’avvio del countdown per rimesse e rinvii.
«Diversamente dagli 8 secondi per il portiere, qui non c’è un tempo massimo perché i casi possono essere diversi: il pallone può non essere immediatamente disponibile, tipo dove non ci sono tanti palloni, oppure il fallo laterale deve essere eseguito da un giocatore capace di un lancio al centro dell’area. Perciò sarà l’arbitro a valutare se il ritardo mira a perdere tempo: a quel punto scatteranno i 5 secondi. Anche qui l’obiettivo non è punire, ma convincere i giocatori a non perdere tempo».
Altro momento intollerabile: l’uscita dal campo al rallentatore al momento del cambio.
«Qualcosa era già stato fatto, obbligando il sostituito a lasciare il campo dal punto più vicino. Il tempo limite è un deterrente più efficace rispetto all’ammonizione che a volte potrebbe essere una sorta di “affare”. I risultati negli ultimi anni nella MLS lo dimostrano che la misura funziona».
Gli infortuni tattici: se siete arrivati a questa decisione vuole dire che gli arbitri hanno avuto la frequente percezione di un inganno contro il quale non avevano contromisure?
«Non è solo quello. Stare fuori per un minuto, dopo aver ricevuto l’intervento dei sanitari, consente al giocatore infortunato di recuperare meglio dall’infortunio. E magari può convincere il giocatore a rialzarsi subito. I risultati nei test sono stati molto positivi. Alla Arab Cup 2025 siamo passati da 4/5 interventi dei sanitari in media per tempo a un paio di interventi in 8 partite».
Var e secondo giallo: qualcuno dira “perché non l’hanno inserito subito?”
«Quando nel 2016 venne decisa la sperimentazione del Var, la tecnologia era molto diversa. Il protocollo fu scritto da zero, prendendo spunto da altri sport, come il rugby, e i video match officials non avevano esperienza. Oggi la situazione è diversa. Un esempio è la seconda ammonizione chiaramente sbagliata: l’espulsione che ne deriva, oltre a essere ingiusta per il giocatore, può avere un impatto sul risultato della partita. Sono alcuni anni che ne stiamo discutendo e purtroppo finora qualcuno non l’aveva considerata come una priorità. Peccato...».
Il controllo dell’angolo sbagliato è una sua battaglia da tempo.
«Il calcio d’angolo è una ripresa del gioco che necessita di un certo tempo: solitamente si aspetta che i difensori centrali salgano e spesso chi calcia deve attraversare tutto il campo. In questo tempo può succedere che, semplicemente guardando un’immagine, ci si renda conto che la decisione sia sbagliata. Ha senso lasciar tirare l’angolo sperando che non venga segnato un gol? Molto meglio correggere la decisione iniziale e dare un rinvio. Il tutto senza che si perda ulteriore tempo».
Sono rimasti temi nelle agende non pubbliche dell’Ifab?
«Nei prossimi panel dell’Ifab verrà fatta una valutazione complessiva per capire se, dopo dieci anni, il Var abbia bisogno di qualche cambiamento».
Il Var a chiamata è un’ipotesi?
«Sta funzionando molto bene il Football Video Support, che però prevede l’utilizzo in partite con un numero limitato di telecamere. C’è la volontà di fare una valutazione complessiva di cosa potrebbe essere migliorato. Vedremo...».
Come si fa a vietare la maglietta davanti alla bocca?
«Maglietta o mano davanti alla bocca, quando due giocatori hanno un alterco, è qualcosa che nessuno vuole vedere. In questi momenti, se nascondi quello che dici c’è per forza un motivo, e non è positivo. Cercheremo una soluzione possibilmente prima del Congresso Fifa di Vancouver ad aprile».
L’abbandono del campo contro le decisioni arbitrali incrocia il tema del razzismo...
«Quello di cui abbiamo discusso è per protesta contro una decisione dell’arbitro e non è accettabile. Per i casi di razzismo esiste una procedura codificata che gli arbitri sono chiamati a seguire e lo hanno fatto molto bene. Nessun giocatore oggetto di razzismo verrà mai punito».
Ci sono novità sul fuorigioco?
«È stato deciso di portare avanti la sperimentazione di diverse soluzioni e fra queste il Canada testerà il day-light (la luce tra attaccante e difensore, ndr ) nel suo campionato maggiore».
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