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fcinter1908 news interviste Collovati: “Beccalossi unico, in campo e fuori. Doppietta nel derby? Ero al Milan e onestamente…”

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Collovati: “Beccalossi unico, in campo e fuori. Doppietta nel derby? Ero al Milan e onestamente…”

Collovati: “Beccalossi unico, in campo e fuori. Doppietta nel derby? Ero al Milan e onestamente…” - immagine 1
"Becca avrebbe assolutamente meritato di far parte della Nazionale campione del mondo del 1982", ricorda Collovati
Matteo Pifferi Redattore 

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Fulvio Collovati ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport per ricordare Evaristo Beccalossi, scomparso nella notte all'età di 69 anni: "Il risveglio che non avrei mai voluto avere. Perdo un amico, una persona che umanamente mi ha dato tanto. Con lui se ne va un pezzo di storia del calcio italiano".

Chi era Evaristo, dentro e fuori dal campo?

"Come calciatore uno dei più grandi talenti di sempre, un numero 10 di quelli che non esistono più. Era un giocoliere, amava avere il pallone tra i piedi e si arrabbiava se non glielo davi al momento giusto. Che poi era quando diceva lui (sorride, ndr)".

E come uomo?

"Diverso da come appariva in campo, dove era molto competitivo e piuttosto esigente coi compagni. Varcata la porta degli spogliatoio, diventava un giocherellone: aveva un carattere talmente gioioso che il risultato - qualunque fosse - lo lasciava in campo. Dopo una sconfitta, ad esempio, io rimuginavo e spesso restavo sulle mie. Lui, invece, sapeva subito tirare su il morale al gruppo".

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Come?

"Intanto con le sue battute. Ricordo che una volta mi disse 'per fortuna che noi calciatori non siamo pagati per i chilometri che corriamo. Altrimenti avrei fatto una vita di stenti e sacrifici'. E poi era il re dei 'gavettoni'. Quante secchiate d'acqua ai compagni..."

E il Beccalossi avversario, com'era?

"L'ho marcato in tanti derby, anche in quello della famosa doppietta. Se era in giornata, non ce n'era per nessuno. Quel giorno ci fece impazzire e, detto onestamente, non ci fece fare una bella figura..."

In Nazionale, però, non ebbe fortuna...

"È una cosa che, anche parlandone con lui, non mi sono mai spiegato. Bearzot ha fatto le sue scelte e, chiaramente, la concorrenza era con un altro fuoriclasse come Antognoni. All'epoca non c'erano le rose extra-large di oggi, ma, se parliamo di talento, credo che il Becca avrebbe assolutamente meritato di far parte della Nazionale campione del mondo del 1982".

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È sempre stato il suo grande rimpianto.

"E lo capisco, ma la sua carriera resta comunque iconica anche senza quel trionfo, perché è uno di quei giocatori che ha segnato un'epoca ed è riuscito a diventare simbolo di un intero popolo. E per un calciatore questo vale quasi quanto un Mondiale vinto".

Con Beccalossi avete diviso anni di campo, ma anche di televisione. E quante discussioni si trovano in rete...

"Normale, con due caratteri forti come i nostri. Non andavamo sempre d'accordo, è vero, ma appena tolti i microfoni ci ridevamo su. Proprio come in spogliatoio. E, anzi, se posso raccontare un aneddoto..."

Prego.

"Una decina di anni fa ci sfidammo per un derby di beneficenza in memoria del giornalista Claudio Lippi. Io difensore del Milan, lui attaccante dell'Inter: sembrava di essere tornati ragazzini. Bene, stavamo vincendo noi e lui riaprì la partita simulando un mio fallo e procurandosi così un rigore scandaloso. Rideva sotto i baffi anche mentre lo batteva e poi è venuto a 'punzecchiarmi' a palla lontana. Potete vedere le immagini, dovrebbero essere ancora in rete".

E come finì la partita?

"Onestamente non ricordo, ma vi ho raccontato l'episodio per farvi capire quanto fosse rimasto competitivo, ma anche ironico, in ogni cosa che faceva. Poi c'era di mezzo l'Inter: per quella maglia ha fatto e avrebbe fatto di tutto. Sempre e dovunque".