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Intervistato dal Corriere dello Sport, Delio Rossi ha analizzato il momento complicato che sta attraversando il calcio italiano. Per la terza volta di fila l'Italia è rimasta fuori dai Mondiali. "Li guardo da allenatore, senza partecipazione emotiva. Nel 2006 noi sul tetto del mondo, ma è stato il canto del cigno. Non ci siamo resi conto che eravamo a fine corsa. Servivano riforme strutturali che non abbiamo mai fatto, al di là dei proclami".
«Me lo auguro, Malagò ha idee, anche se nessuno le vuole davvero le riforme e... siccome il controllore è eletto da quelli che dovranno essere controllati... ».
Lei cosa farebbe?
«Serie A a 18, due gironi di B, partendo dal requisito del bacino d’utenza: piazze come Bari, Foggia, Taranto, Reggio Calabria, Salerno, Pescara, Catania, Messina... in B a prescindere».
«Vinciamo con tutte le Under perché siamo bravi nella tattica, ma quando si tratta si saltare il fossato si scopre che tutti gli altri sono più bravi tecnicamente. Un tempo con la Bosnia, facevamo solo le amichevoli e con la Macedonia neanche quelle».
«Ci sarebbero, manca chi sappia coltivarli. Oltre ai centri federali servirebbero anche tecnici giusti. E vanno scelti quelli adeguati a far crescere futuri professionisti. Una volta c’erano i Vatta e i Corso, ora fa strada chi si può permettere di accontentarsi di certi stipendi. Occorrono dirigenti illuminati e... più uomini di calcio. Anziché i vari Baggio, Del Piero e Maldini ci sono i politici».
«Non sono benefattori, hanno il loro tornaconto perlomeno fiscale, scaricando le tasse nei loro Paesi. Gli Agnelli e i Berlusconi non ci sono più, quindi i fondi si stanno impadronendo del nostro calcio. Presto non più nostro».
(Corriere dello Sport)
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