Paolo Di Canio, ex calciatore, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di Tuttosport. Queste le sue dichiarazioni in vista di Inter-Juventus di domani sera: «Mi aspetto assolutamente una bella partita, per come conosciamo Spalletti, ma pure lo stesso Chivu per come sta facendo giocare la squadra. Immagino che metteranno in atto una strategia per vincere e non solo per controllare. Mi aspetto un Inter-Juve che faccia innamorare chi ama il calcio come lo intendo io, dove si osa e non si attende lo sbaglio dell’avversario».

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Di Canio: “Inzaghi-Chivu, comunicazione agli antipodi! Simone doveva vincere 3 scudetti invece…”
Torniamo al 13 settembre, quando la Juventus vinse 4-3 a Torino. In panchina Tudor, confermato dopo il finale della scorsa stagione, e Chivu, accompagnato da tanti dubbi. Dopo sei mesi...
«Sono cambiate un bel po’ di cose. Partiamo dall’Inter».
Prego.
«Da quel ko, salvo qualche altra piccola zoppia, l’Inter è sbocciata, ha cominciato ad assimilare il credo del proprio allenatore, quei principi che all'inizio sembrava potessero essere non di difficile comprensione, però non così facili da applicare dopo quattro stagioni con Inzaghi. Chivu ha portato una nuova mentalità, una ricerca più rapida della verticalità, la riaggressione più alta. E poi ha chiesto ai centrocampisti di cambiare, basta colpi di tacco e ghirigori, più determinazione e decisione. Mixate tutte queste cose, l’Inter ha cominciato a uccidere le partite».
La differenza principale fra quella di Chivu e quella di Inzaghi?
«La comunicazione, esterna e interna, è agli antipodi. Faccio un passo indietro. Inzaghi prese l’Inter campione d’Italia. È vero che andarono via Lukaku e Hakimi, ma lui chiese e ottenne Dzeko e Dumfries. La squadra nerazzurra non si è mai indebolita negli anni, è sempre rimasta la più forte, ma non ha mai dimostrato di essere la più brava. Marotta, che aveva costruito la Juventus vincente, e la società nerazzurra hanno fatto un lavoro straordinario per sostituire chi partiva. Inzaghi avrebbe dovuto fare proprio come la squadra bianconera di Conte e Allegri, un ciclo lungamente vincente. Non dico che avrebbe dovuto vincere quattro scudetti su quattro, ma almeno tre. Invece ha sempre ripetuto, anche al quarto anno, che l’Inter era partita per entrare nelle prime quattro, che erano stati migliorati i bilanci, che erano state raggiunte due finali di Champions. Sembrava quasi che l’Inter arrivasse dalla Serie B, invece Inzaghi aveva ereditato la squadra campione d’Italia. Chivu cosa fa? Non si piange addosso, dice: “Ragazzi, ricordatevi che abbiamo i punti che meritiamo, non guardiamo indietro, ma avanti, siamo l’Inter e siamo destinati a subire critiche e pressioni perché dobbiamo lottare per raggiungere tutti i nostri obiettivi”».
Però Inzaghi, tolti gli ultimi derby, i big match li vinceva.
«È vero, ma soprattutto in Champions l’Inter di Inzaghi giocava chiusa e in ripartenza, vincendo di nervi come con Bayern e Barcellona. Chivu è a metà della prima stagione, gli manca questo step, diamogli tempo. È un processo, l’Inter con certe squadre può imporre il suo gioco, essere bella, con altre deve imparare a sporcarsi le mani».
Chivu rispetto a Inzaghi ha Esposito e Bonny.
«Certo, ma chi ha voluto Correa? O Arnautovic? Però a prescindere da questo, Pio e Bonny sono forti e credibili, hanno fame, spingono Lautaro e Thuram a dare il meglio. Hanno un atteggiamento che i tre dell’anno scorso (Taremi il terzo, ndr) non avevano».
Per chi conta di più la partita di San Siro? E come possono vincerla Chivu e Spalletti?
«Conta più per la Juventus. Se vince non potrà puntare comunque allo scudetto, ma sarà in piena lotta per la Champions; se perdesse, la corsa al quarto posto si complicherebbe. Intanto spero che la partita si stappi subito con un gol e non prenda una piega conservatrice. Come sempre deciderà il centrocampo. L’Inter ha tre palleggiatori fenomenali o nuove soluzioni come Sucic, in più Dimarco con un piede caldissimo che dà mille soluzioni. Se la Juventus, oltre a fare il suo gioco, riuscirà ad aggredire e soffocare l’Inter, non concedendo troppe ripartenze, potrà giocarsela. Diversamente... l’Inter quando attacca fa male, molto più di Atalanta e Lazio».
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