Quanto pesano le piattaforme digitali nel mantenere viva la rabbia per mesi, impedendo che l'episodio venga archiviato?
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Dottor Corona: “Bastoni capro espiatorio, sui social persecuzione che sfiora bullismo. Bene l’Inter che…”

"Dobbiamo distinguere lo stadio dai social. Allo stadio agisce il ‘contagio emotivo': si perde l'identità individuale a favore di quella collettiva. Sui social, invece, avviene una polarizzazione estrema tra colpevolisti e innocentisti, dove si perde ogni razionalità. Questo è amplificato dalle filter bubbles o echo chambers: gli algoritmi ci mostrano solo ciò che è vicino al nostro pensiero, convincendoci che tutto il mondo sia arrabbiato con Bastoni proprio come lo siamo noi. Ma la realtà è ben diversa".
Si dice spesso che dietro un computer sono tutti leoni…
"Esatto. E questo ci porta al confine tra tifo e bullismo. Allo stadio il tifoso cerca l'emozione forte, magari non percepisce l'impatto del suo fischio sull'atleta ‘strapagato'. Ma sui social il fenomeno diventa persecutorio. Quando si smette di colpire il professionista e si inizia a colpire la famiglia o si augurano malattie — come accaduto a Bastoni — non siamo più nel campo dello sport. Siamo davanti a minacce e fenomeni psicologici degenerativi della comunicazione di massa".

Arriviamo a un punto cruciale: qual è il limite etico? Quando lo stadio smette di essere un luogo di passione e diventa un teatro di bullismo collettivo?
"Il confine viene superato quando l'attacco non riguarda più la prestazione sportiva, ma investe la sfera personale e umana. Nel bullismo "tradizionale" abbiamo soggetti fragili. Nel calcio pensiamo che, essendo professionisti pagati, gli atleti siano immuni. Non è così".
Eppure molti dicono: Sono pagati milioni, devono sopportare.
"Questa è una giustificazione pericolosa, che può sfociare in bullismo in piena regola. La massa si sente legittimata dal numero, ma l'impatto sulla salute mentale di chi riceve migliaia di messaggi d'odio può essere devastante. Il bullismo si nutre dell'isolamento della vittima, e anche un atleta può sentirsi terribilmente solo davanti a pressioni di quel tipo".
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