Molti tifosi pensano che i calciatori siano ‘macchine' impermeabili grazie ai loro guadagni. È davvero così?
news
Dottor Corona: “Bastoni capro espiatorio, sui social persecuzione che sfiora bullismo. Bene l’Inter che…”

"No, dietro la maglia c'è sempre la persona. Essere un campione non ti rende immune alla sofferenza psicologica. È necessario un lavoro culturale: lo sport dovrebbe canalizzare l'aggressività in modo positivo, non distruttivo. Guardiamo alle Olimpiadi o ai Giochi Paralimpici: storicamente nascono come momenti di pace. Invece, nelle foto dell'episodio di cui parliamo, si vede nelle facce un'espressione di aggressività pura, non di gioia sportiva".
Se lei fosse lo psicologo di Bastoni, come gli suggerirebbe di gestire questa pressione? Come si disinnesca l'odio?
"Serve un lavoro su due livelli. A livello individuale, l'atleta ha bisogno di uno spazio per rielaborare la pressione. A livello di squadra, è fondamentale che il gruppo all'interno dello spogliatoio si stringa intorno a lui. La squadra deve ‘reggere' insieme il peso dei fischi. Fortunatamente, so che club come l'Inter hanno équipe di psicologi dedicate a questo. E, da quel che s'è visto, il club si è subito mosso per proteggere il proprio calciatore. Fattore molto importante".

In definitiva, cosa dice di noi questo accanimento?
"Dice che l'identità del tifoso spesso assorbe totalmente l'identità individuale. Ci si identifica così tanto con la maglia che l'avversario (o chi commette un errore) diventa un nemico totale. Come giornalisti e operatori, dobbiamo stare attenti: parlarne è importante, ma rischiamo anche di alimentare un'eccessiva focalizzazione su un caso che forse, se non fosse avvenuto contro la Juve, avrebbe probabilmente avuto una dimensione molto diversa. Questo ci dice quanto il contesto e l'appartenenza al gruppo influenzino (e a volte distorcano) la nostra capacità di giudizio".
© RIPRODUZIONE RISERVATA
