Protagonista di uno degli eventi del Festival organizzato da La Gazzetta dello Sport l'ex attaccante dell'Inter

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VIDEO/ Nela: "Inter? Normale voglia vincere tutto. Sarebbe fastidioso se..."

APPRODO ALL'INTER

«Mi è dispiaciuto lasciare l'Inter ma volevo giocare con Ronaldo. Mi chiama il secondo di Lippi e ho detto subito sì. Volevo andare a giocare a San Siro, con Ronaldo. Bello, troppo bello. I 90 miliardi? Mica li ho presi io. Che mi frega? Problemi loro. Avevo un peso, siccome voi giornalisti eravate cattivissimi. Ora sui social posso reagire, ora no. Non potevo smentire, non c'era nulla per smentire. Mi sono detto che ero il giocatore più pagato e sentivo che dovevo segnare per evitare storie. Ho fatto 40 giorni di ritiro come una belva. Ne ho fatti tre, sono stato fortunato, dopo il primo gol ero leggerissimo».

«Tanto amore e tantissimi amici e tante ferite all'Inter? Potevamo fare qualunque cosa io e lui. Ma si è fatto male al ginocchio ed è stato fermo due anni, sono tanti. Un problema gravissimo altrimenti non si sa cosa avremmo potuto fare niente. In quel poco insieme abbiamo fatto 18 gol».

-Cosa vi dicevate quando eravate nello spogliatoio?

Poverino, due anni è stata dura e non si sapeva a che livello avrebbe giocato. Quando si è fatto male all'Olimpico è un dramma: eravamo amici, io ero a casa, è stato un disastro. Una grande amicizia? Lo siamo anche oggi.

-Il cinque maggio ti ha tolto lo scudetto ma forse dopo quella, con l'addio di Ronnie che ha fatto più male...

Ha fatto male il suo addio oltre ad aver perso lo Scudetto all'ultima giornata. In vantaggio due volte, brucia, ci tenevamo a vincere, era tanto che l'Inter non vinceva. C'era tanta pressione, anche per la famiglia Moratti. Questo fa parte dello sport, ma all'ultima giornata faceva male. C'era tutto per vincere, stadio tutto nerazzurro. A me non interessava essere un'icona dell'Inter, mi andava bene fare da secondo a Ronaldo.

-La corona da re al centesimo con la maglia dell'Inter...

Non mi aspettavo di riceverla. Un bel gesto da parte di Materazzi. Io mi sentivo forte perché avevo confidenza con il gol e sapevo che quando stavo bene potevo segnare e avevo fame di gol e di vittorie.

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