fcinter1908 news interviste Chivu: “Vi dico vero motivo del caos Bastoni! A chi mi ha detto finto prete rispondo che…”

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Chivu: “Vi dico vero motivo del caos Bastoni! A chi mi ha detto finto prete rispondo che…”

Marco Astori
Marco Astori Redattore 

Quando hai percepito di aver vinto lo scudetto?

Dopo Como. Perché sapevo che avrebbe tolto un sacco di cose ai competitor: tutti si aspettavano Roma e Como in cui potessimo perdere punti e invece abbiamo fatto 6 su 6. Como è stata determinante: è la vittoria scudetto, l'ho detto subito ai ragazzi e allo staff perché avrebbe tolto cose agli altri infatti il Napoli ha pareggiato a Parma. Non siamo stati speculativi ma pragmatici. Un po' di culo? Affrontare il Como non è mai semplice, il culo ci vuole sempre: prima o poi un calo loro c'è perché spendono tanto nel gioco. Hanno 7 numeri 10 compreso il portiere in campo: hanno qualità e intensità, ma le ambizioni nostre erano diverse e c'erano più motivazioni per portarla a casa perché sapevamo l'importanza della partita.

Allenare il Parma e l'Inter sono mestieri diversi?

Sì. Perché cambia tutto il contorno, le aspettative, l'impatto mediatico e le richieste: è sempre fare l'allenatore ma di là c'è qualcosa in più su cui incidere. Di qua è gestione e convincere: non è semplice allenare uno dei più forti centrocampisti che ha vinto sempre il miglior premio dell'anno e devi dirgli cosa fare. Anche Calhanoglu è dentro quel discorso. Devi creare un'armonia in cui li convinci che è la cosa giusta: poi sono in grado loro di sistemare una partita, non a caso hanno vinto i premi di migliori giocatori. Si può fare l'allenatore e il gestore, l'allenatore è un gestore: devi adattarti alla realtà di un gruppo, ai limiti e ai pregi. Il piano gara lo fai in base ai principi e l'identità che hai dato, ogni tanto devi cambiare senza stravolgere: parliamo sempre di principi e di come ti affronta l'avversario. Tante partite le abbiamo preparate in un modo e poi l'avversario non faceva niente di quello che aveva fatto in passato perché con l'Inter tutti cambiano. E tu devi essere pronto e riconoscere le situazioni: o le prepari in campo o al video. Devi simulare cose, poi sta nelle loro conoscenze di gioco: e per fortuna l'Inter ha grandi giocatori.

Quanto cambia il lavoro da luglio maggio?

Devi essere coerente: è vero che il caos a volte funziona, ma devi mantenere coerenza perché quello che dici a inizio anno non può cambiare nella partita. Devi toccare certe cose per migliorare tipo non subire le transizioni: ma giochi ogni tre giorni e non hai tempo di allenare all'Inter. Tu inizi a settembre e fino a gennaio non alleni niente, solo i giocatori che non giocano perché devi mantenerli allenati: ma la parte tattica la fai a -1 prima della partita ma senza volume.

C'è stato qualche giocatore che ha suggerito qualcosa?

No, ho dovuto suggerire io a loro di cambiare certe cose che non mi piacevano. Ma è un'esperienza assimilata da giocatore: certe domande me le facevo confrontando gli allenatori. Ho imparato che non sono tutti uguali e che l'allenatore deve cambiare i principi senza cambiare ambizione e motivazione. Sta a me convincerli che determinate cose funzionano. E la cosa più importante è vincere perché quando vinci hai più credibilità e hai più motivazioni. Quando si perde qualcosa viene sempre fuori, qualche lamentela: ma è normale. E' fisiologico e devi essere bravo a confrontarti. Tanti allenatori mi hanno dato qualcosa, chi nella gestione, chi nella motivazione e chi nella tattica: la domanda è se quel tecnico funziona in un altro gruppo e non è detto. Magari uno tatticamente è impeccabile e ti dà codifiche, poi passi in un gruppo di giocatori forti e ti chiedi se può incidere: tu puoi andare da Messi a dirgli di fare un certo movimento? Non ce la fai. Serve adattarsi al gruppo. Un allenatore incide tanto nella preparazione, nel piano gara, nella lettura durante la gara, nel portare i giocatori pronti mentalmente: le partite cambiano in base all'avversario. Giocare contro le big è facile a livello di motivazione: quando la mente del giocatore dice che col minimo sindacale si porta a casa, allora c'è il rischio del calo. Lì sta la bravura dell'allenatore, nel trasmettere una motivazione più importante.

Tu quanto parli?

Prima della partita parlo, la riunione a volte dura 2 minuti, a volte 5 o 15: dipende da come vedo il gruppo. Se è stanco a livello mentale non vado a rompere. All'intervallo 8 minuti li parlo e dipende: posso essere calmo o incazzato, qualche tv è volata via. Qualche pugno o incazzatura l'ho avuta e le cose andavano bene perché si vinceva. Sta sempre a capire di non ripetere certi errori. Dopo la partita non parlo, ho parlato una volta e mi è bastato: non era il derby, dopo la Juve.

Quanto hai rosicato per i derby persi?

Ho rosicato zero. Per me è una partita di calcio persa, la cosa più importante è come reagisco e cosa faccio alla prossima, anche perché non ti permetti di andare a rosicare per una partita persa, non hai tempo perché devi preparare la prossima. Lo so che sono arrabbiati e incazzati, ma lo sono anch'io, però non vado a fare vedere e fare il figo di turno. Abbiamo perso una partita, basta, si volta pagina e si riparte da zero. Funziona anche quando vinci, bisogna che le cose vadano così.

Quante regole hai dato?

Per me non esistono regole, ci sono gli standard: all'Inter capiscono che non sono le regole a fare forte una squadra, ma ci sono standard dati dalla società e dal gruppo che ha raggiunto due finali e vinto trofei. Gli standard sono importanti: poi non faccio io le multe, c'è il capitano che raccoglie.