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Klinsmann: “Io interista sfegatato! Una notte uscii con Berti e Serena, l’indomani Pellegrini…”

Klinsmann: “Io interista sfegatato! Una notte uscii con Berti e Serena, l’indomani Pellegrini…” - immagine 1
Jurgen Klinsmann, ex calciatore, ha rilasciato un'intervista ai microfoni del Corriere dello Sport. Queste le sue dichiarazioni
Marco Astori
Marco Astori Redattore 

Jurgen Klinsmann, ex calciatore, ha rilasciato un'intervista ai microfoni del Corriere dello Sport. Queste le sue dichiarazioni sulla sua esperienza all'Inter: «Mi sono divertito tanto. Il passaggio fondamentale è stato l’arrivo all’Inter di Pellegrini nell’89. In quegli anni le squadre potevano avere solo tre stranieri e fu favoloso essere uno dei tre, insieme a Lothar (Matthäus, nda) e Andy Brehme. Significava essere il frutto di una selezione severa, accurata. I club riuscivano a conservare un impianto autoctono... Mi piacerebbe che fosse imposto anche oggi un limite di stranieri per squadra, quattro, massimo cinque, risolverebbe tanti problemi. Ma le leggi non lo consentono».

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Sempre interista? 

«Sfegatato e senza compromessi».

L’ultima volta c’eravamo visti a una cena a casa di Ernesto Pellegrini che dopo pochi mesi è morto. 

«È stato un padre, un’impronta eccezionale sulla mia vita. Sono famose le cene a casa sua, momenti educativi. Le sue analisi erano lucidissime, vedeva sempre il quadro più grande, gli inglesi lo chiamano big picture. E non gli sfuggiva niente».

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In che senso? 

«Una sera esco con Nicola Berti e Aldo Serena».

Strano, proprio quei due... 

«Diciamo che non ci risparmiamo e rientriamo molto tardi. La mattina dopo il presidente mi convoca in sede. Non capisco il motivo. Mi siedo e lui mi racconta con chi ero la sera prima, i locali che avevamo frequentato, cosa avevamo mangiato e bevuto e a che ora ero passato dal casello, ho sempre abitato a Cernobbio. “Non è un comportamento da professionista”, conclude». 

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E tu? 

«Presidente, ha ragione».

C’era il Trap. 

«Entusiasmo, un sorriso per tutti, positività, onestà. Diceva le cose guardandoti negli occhi».

Metti sempre al primo posto i giovani. 

«Mi interessano innanzitutto loro, come sono, come si formano. Guardo con curiosità a Lamine Yamal, Musiala, Wirtz, Pio Esposito. E mi chiedo se riusciranno a resistere a certi livelli per dieci anni, come hanno fatto Messi e Cristiano Ronaldo».