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fcinter1908 news interviste Materazzi: “Italia 2006? Calciopoli ci compattò. Un tifoso chiese a mia moglie…”

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Materazzi: “Italia 2006? Calciopoli ci compattò. Un tifoso chiese a mia moglie…”

Materazzi Inter
Le parole dell'ex difensore dell'Inter e della nazionale sul trionfo in Germania che ha consacrato la sua nazionale
Daniele Vitiello
Daniele Vitiello Redattore/inviato 

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Vent'anni si sentono eccome. Dal 2006 la nazionale azzurra non è stata più la stessa, ma quei ricordi rimangono intatti nella mente di tutti. Protagonisti inclusi, ovviamente. Marco Materazzi ha parlato di quel mondiale ai microfoni della Gazzetta dello Sport in edicola stamattina. Questo uno stralcio delle sue parole:

Materazzi Italia

«Che Calciopoli ci avesse reso ancora più un gruppo compatto, si sa. Che fossimo diventati un bunker senza mezza crepa l’abbiamo capito quando furono pubbliche le richieste del Procuratore Palazzi, proprio alla vigilia della semifinale contro la Germania. Lo pensavamo tutti, qualcuno lo diceva sottovoce: “Può scavare quanto vuole, può anche venire qui e dirci che dopo il Mondiale andiamo tutti in galera. Noi intanto vinciamolo, ‘sto Mondiale”».

 

E il famoso abbraccio all’arbitro Archundia, dopo il gol dell’1-0 segnato da Grosso alla Germania?

«Perché ero troppo stanco per andare dall’altra parte del campo a esultare con i compagni, certo. Ma anche perché serviva un po’ di furbizia: Fabio era stravolto da tutto - il gol, la corsa, l’emozione - in pochi secondi non poteva recuperare la lucidità di pensare ai suoi compiti tattici, e dalle nostre parti correva Odonkor. Serviva prendere tempo per far rientrare tutti, e Archundia ci ha messo un po’ a far riprendere il gioco...».

Materazzi: “Italia 2006? Calciopoli ci compattò. Un tifoso chiese a mia moglie…”- immagine 3

Passiamo alla finale?

«Mia moglie sta entrando allo stadio con i nostri tre figli, compresa Anna che ha solo nove mesi, e un tifoso, si chiama Mauro, le fa: “Mica ti serve il biglietto anche per la bimba?”. E la Dany: “La regola è un biglietto a testa: se non me lo chiedono, te lo do”. Ad Anna non è servito e il suo grazie è stato questo: “Oggi tuo marito segna due gol”. Gli ho trovato un biglietto anche per la finale di Champions con l’Inter, quattro anni dopo...”».

 

E i rigori dopo la famosa testata di Zidane?

«In cento mi hanno chiesto: “Ma non ti faceva male lo sterno?”. Io non sentivo nulla per l’adrenalina, ma in realtà non ho mai avuto dolore, boh. Mi ha dato più fastidio l’arbitro quando sono andato sul dischetto: “Metti il pallone più indietro”. Ho pensato: “Cavolo, già pesa dieci chili, ho davanti una curva intera che mi fischia e mi sposti il pallone?”.

Poi, prima di prendere la rincorsa, ho ripensato al consiglio di Lallo, il mio allenatore del Tor di Quinto, lo avevo usato anche nello spareggio promozione Perugia-Torino: “Calcia fra palo e paletto, non sbagli mai”. Non aveva sbagliato Lippi a decidere chi avrebbe tirato, e infatti nessuno fiatò, poi non sbagliarono Daniele, Alex e Fabio. E io sono andato a prendere da un tifoso quel cappello a cilindro tricolore, non gliel’ho più ridato e non l’ho più tolto. Anzi, se non fossi in America, il 9 lo metterei in testa un’altra volta».