Lei di Coppe Italia ne ha vinte quattro. Qual è la finale che vorrebbe rigiocare?
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«Quella persa 6-2 nel 2007. Probabilmente eravamo ubriachi perché avevamo appena vinto lo scudetto... Io ero squalificato al ritorno, potevamo ribaltarla ma è andata così».
Tra quelle vinte, invece? O comunque ci dica quella che le è rimasta di più nel cuore.
«Più di tutte tengo a quella del 2010. Non perché era parte del Triplete ma perché fu una Coppa Italia in cui giocai sempre. A inizio anno Mourinho mi chiamò e disse: “Avrei piacere che tu rimanessi con noi ma prenditi il tuo tempo per decidere”. Due minuti e lo richiamai: “Voglio rimanere con te”. Lui mi disse che sarebbero arrivati altri giocatori e che non sarei stato il titolare e a me andò bene così. Due giorni prima della finale di Coppa ero in panchina e sempre José mi si avvicinò per dirmi: “Ma ti va di giocare la finale?”. Mi diede fiducia e vincemmo quella Coppa Italia. Per me quella fiducia valeva come se avessi vinto dieci Champions».
Tornando ad oggi, cosa farà la differenza: la voglia di doblete dell’Inter o quella di riscatto della Lazio?
«L’Inter andrà in campo per dettare legge perché ne ha le potenzialità. La Lazio la vedo in partenza un po’ titubante, magari avrà un po’ di timore ma potrà avere qualche occasione con cui, se sfruttata bene, potrà fare uno sgambetto ai nerazzurri. Ma mi immagino un’Inter forte di fisico e di testa. E con un unico obiettivo: sfilare domenica a Milano tra la gente con due coppe».
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