PRIMO ADDIO AL GEONA – “Quanto successe al club fu un colpo duro. Avevamo lottato tanto per la Serie A, sapevamo quanto contasse per tutti. Io non riuscivo a capire cosa stesse succedendo a Preziosi, ma mi obbligò a partire e andai da mio fratello in Spagna. Tornai nel 2008, senza Pastorello magari non sarei tornato in Italia. Quel momento del lancio del contratto fu bello, mi permise di tornare al Genoa. Era quasi tutto chiuso con il Tottenham, io chiamai Fabrizio Preziosi perché sentivo che dovevo tornare al Genoa per chiudere il mio cerchio”.
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Milito: “Lautaro? Ancora anni all’Inter, poi lo aspetto al Racing. Mourinho una volta mi disse…”

MATE – “Walter Samuel era quello più affezionato al mate. Per noi non è soltanto una tisana, ma è un modo di condividere momenti con amici. Unisce. Non c’è un orario preciso per berlo. Noi dopo cena lo bevevamo spesso insieme”.
INFORTUNIO AL GINOCCHIO – “E’ stata una delle cose più brutte della mia carriera. Gli infortuni sono parte del mestiere, ma quando succedono vengono in mente tante cose. Era capitato anche a mio fratello, sapevo lui quanto avesse lottato per tornare. Quella sera in Inter-Cluj mi resi subito conto di quanto fosse grave, fu molto doloroso. Ero distrutto, ma dopo le tante dimostrazioni d’affetto dall’Inter, dalla famiglia e dai tifosi, mi dissi che sarei dovuto tornare prima possibile. Feci un gran recupero e tornai a giocare con la maglia dell’Inter per restituire tutto ciò che mi era stato dato dal club”.
SEQUESTRO DEL PADRE – “Difficile da raccontare quello che si percepisce in quel momento. In Argentina succedevano spesso queste cose ai tempi. Averlo vissuto sulla pelle è molto duro, cambia la prospettiva della vita. Ho capito che ci sono cose molto più importanti del calcio”.
IL FRATELLO – “Per me è sempre stato un motivo d’orgoglio quando mi consideravano come suo fratello, al di là del fatto che siamo cresciuti in due squadre diverse come Racing e Independiente. Una volta in un derby contro di lui litigammo in campo, davanti a 60 mila persone. Chiesi il rosso per lui, lui mi insultava mia madre, che è anche la sua. Continuammo a litigare anche in casa, finché mio padre non disse basta e ci calmò”.
RITORNO AL RACING – “L’ho fatto per tanti motivi. Il Racing è la mia squadra, la mia vita. Sono cresciuto lì e sono tifoso. Abbiamo vinto un campionato dopo 35 anni. Sono tornato dopo 11 anni e ho vinto ancora il campionato con la mia squadra. Ho vissuto momenti indimenticabili. Ho fatto il direttore sportivo e ora sono presidente. Stiamo facendo tantissime cose per il club. Moratti per me è stato come un padre, tutti quelli che sono passati dalle sue mani hanno ricevuto grandi insegnamenti. Lui mi ha dato tanti consigli e oggi posso esprimere tante delle cose lui ha trasmesso a me”.
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