La Gazzetta dello Sport ha intervistato il doppio ex di Inter e Borussia Dormund Matthias Sammer che ha parlato della sfida di stasera e non solo

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Sammer: “Stasera tifo Borussia. Si riconosce lo stile dell’Inter, grande lavoro di Chivu”
Cosa ricorda del suo breve amore con l’Inter?
«Prima di tutto il primo compleanno di nostra figlia, alla fine di settembre, che abbiamo festeggiato a Cernobbio. Con noi c’era anche il compianto Totò Schillaci. Amo Milano, così come l’Italia, e conservo solo ricordi meravigliosi di quel periodo, anche se breve. Indimenticabili le partite a San Siro con i fantastici tifosi dell’Inter».
Cosa non ha funzionato?
«In realtà aveva funzionato tutto: allora, stagione 1992-93, avevo segnato 4 gol nelle prime mie 7 partite di campionato. Eravamo tutti felici. Poi ci furono i gravi infortuni di Fontolan e Schillaci. Darko Pancev, quarto straniero, passò di colpo dalla tribuna alla formazione titolare. All’epoca erano ammessi in campo solo tre stranieri per squadra, mi ritrovai improvvisamente fuori. E per me quella situazione era insostenibile. Sapevo che dovevo giocare per continuare la mia crescita. Quindi l’unica possibilità era lasciare l’Inter. L’allora presidente Ernesto Pellegrini lottò per tenermi: per me fu molto difficile. Ma lasciare l’Inter per andare al Borussia fu la decisione giusta».
Oltre al gol contro la Juve, le è rimasto qualcosa di positivo di quell’esperienza durata sei mesi dall’estate del ‘92?
«Nonostante il breve periodo, mi sono rimasti solo ricordi positivi. L’Inter è una grande società; la tradizione del club, le condizioni di allenamento, i tifosi, i collaboratori: semplicemente meraviglioso. Ancora oggi seguo tutte le partite».
L’Inter e il Borussia Dortmund hanno giocato le ultime tre finali di Champions senza vincerle. Cosa manca? Il divario con i club di vertice è troppo grande?
«Poter giocare le finali è un grande risultato. Questo dimostra la forza dell’Inter e del Borussia Dortmund nel calcio europeo. Stasera potrebbero ancora qualificarsi agli ottavi, è fondamentale avere tutto nelle loro mani: sappiamo tutti cosa c’è in gioco in questa partita. È questo che la rende così emozionante».
Al suo debutto come allenatore in Bundesliga lei è arrivato terzo e poi l’anno dopo ha vinto il titolo. Anche Chivu è alla prima stagione dall’inizio in A. Quali sono le difficoltà per un giovane allenatore, in un club di alto livello, e quali consigli può dargli?
«Trovo che sia in campionato sia in Champions si riconosca lo stile dell’Inter nel suo sistema 3-5-2. Chivu sta portando avanti questo sviluppo in modo eccellente. Sta facendo un ottimo lavoro, e questo è in realtà il complimento più grande che si possa fargli».
Si può paragonare il livello della Bundesliga e della A: sono quasi uguali o vede delle differenze?
«In realtà questo è un argomento di cui potremmo discutere per la prossima ora. Quindi, in breve: la Serie A è offensiva e attraente, come dimostra il 6-2 dell’Inter contro il Pisa dello scorso fine settimana».
Sarà allo stadio stasera? Che tipo di partita si aspetta?
«Certo che ci sarò, non vedo l’ora. In realtà augurerei a entrambe le squadre di conquistare i tre punti. Non c’è un favorito. Si affrontano ad armi pari. Mi aspetto una partita di alto livello e intensa e spero – che i tifosi italiani mi perdonino – che il Borussia Dortmund abbia la meglio...»
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