Le dispiace non essere spesso identificato subito come laziale, anche se ha segnato uno dei gol più importanti della storia biancoceleste?
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Vieri: “Thuram out? Per gli altri drammi, all’Inter normale. Chivu top, sul mercato e Bastoni…”
«A Birmingham, finale di Coppa delle Coppe. Sono legatissimo a quel trofeo e anche a quella maglia: a Roma sono stato da Dio, avevamo una squadra incredibile e un allenatore gentiluomo come Eriksson. C’era Sinisa, e questa è anche la sua partita. Se non mi fossi fatto male al ginocchio subito, avremmo vinto pure lo scudetto, ne sono sicuro. La Lazio è una parte importantissima della mia storia».
Questa squadra, però, non è proprio a quel livello.
«È una squadra fatta di uomini veri: la contestazione dei tifosi non riguarda certo loro, ma la società. I giocatori vanno applauditi perché, vi assicuro, è deprimente giocare davanti a 5mila persone. Anche il lavoro di Sarri è stato sottovalutato: ha tenuto insieme tutto con grandissima dignità ed esperienza, è diventato il punto di riferimento provando a isolare i suoi, ma non è facile. Però il lavoro paga sempre, altrimenti non sarebbe di nuovo in finale di Coppa Italia. Il ritorno del pubblico, però, può essere il fattore chiave: il popolo laziale ha voglia di tifare. Escludo che i giocatori affronteranno la partita con la stessa attitudine di sabato».
E proprio sulla sponda laziale, chi guarderà con particolare attenzione?
«Zaccagni è il giocatore forse più imprevedibile, ma la rosa della Lazio per me è di alto livello, meritava tutt’altra classifica in condizioni normali. E poi c’è il portiere, Motta, anche perché su questo risultato ci sono le sue mani: quando mai avevamo visto parare quattro rigori in un colpo solo? Nessuno di loro ha mollato e hanno l’occasione di togliersi uno sfizio: sono sfavoriti, visti i rivali, ma la finale è aperta».
E questa triste estate mondiale, invece, chi tiferà Bobo Vieri?
«Per cominciare, devo dire che la delusione per l’eliminazione non passa: ce l’abbiamo tutti addosso, nonostante siano passate settimane. È inutile anche solo dire che l’Italia al Mondiale dovrebbe andare sempre, pure per giocarsela fino in fondo, e che bisogna cambiare tutto dalle fondamenta. Si parla solo di presidenti e, invece, bisognerebbe parlare di formazione dei giocatori. Per il resto, tiferò Francia, che ha una squadra super. Però, l’idea che Messi possa ripetersi e restare nella leggenda mi fa semplicemente impazzire...».
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