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Zanchetta: “Esposito protagonista all’Inter perchè Chivu ha creduto in lui. I giovani…”

Fabio Alampi Redattore 
L'ex allenatore della Primavera nerazzurra ha parlato delle difficoltà nel lancio in Prima Squadra dei ragazzi del vivaio

Andrea Zanchetta, ex allenatore dell'Inter Primavera, è intervenuto ai microfoni di Radio Sportiva per parlare di giovani nel calcio italiano: "Non credo che manchino i talenti e non credo che si lavori male nei settori giovanili. Ci sono stato tanti anni e ho avuto la fortuna di allenare in contesti super importanti e so quanta qualità ci sia. Noto un fatto culturale, per cui non siamo avvezzi a dare il tempo giusto di cui un ragazzo giovane necessità. Siamo figli di un risultato a breve termine, che fa parte della nostra cultura: viviamo per questo e si pensa sempre che i giovani non siano pronti per ottenerlo. Ma abbiamo poca capacità di vedere la prospettiva, mentre altri club a livello europeo ragionano diversamente".

"Ci sono tanti aspetti che influiscono sul fatto di poter arrivare ad alti livelli oppure no. Ma se hai una base di talento già hai molto. Nell'Inter in prima squadra ti viene sempre chiesto di essere protagonista e di vincere: è chiaro che parliamo di un livello altissimo. Oggi Pio Esposito, del 2005, è protagonista perché in primis l'allenatore ha creduto in lui. Poi il ragazzo ci ha messo tanto, facendo bene in un contesto complicato. Ma il grande coraggio di Chivu secondo me è stato questo: non prendere un giocatore sul mercato e puntare su Pio Esposito".

"Il rendimento dei miei ragazzi? Sono stato fortunato perché ho allenato gruppi molto forti e tanti sono arrivati tra i professionisti. Un conto è arrivare in Serie A o B, un altro conto è la Serie C. Lì ci sono le seconde squadre e sono importanti. Il passaggio dalla Primavera alla prima squadra è un salto enorme, e farlo ad esempio nell'Inter lo è ancora di più. Già passare dalla Primavera alla C è molto difficile, soprattutto dal punto di vista agonistico.

Troppi stranieri nelle U23? Nell'Inter e nell'Atalanta non ne ho visti molti, sinceramente. Hanno tutti ragazzi cresciuti nel loro settore giovanile. Forse la Juventus ne ha qualcuno in più, ma è una realtà che a livello giovanile investe e compra anche all'estero. Serve coraggio di valorizzare i propri prodotti senza paura anche di rischiare, come è successo al Milan, di perdere la categoria. Il risultato in questi contesti è fine a sé stesso".