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L'Inter perde anche nel ritorno a San Siro contro il Bodo Glimt ed esce dalla Champions League. Ora dovrà concentrarsi su scudetto e Coppa Italia.
"Complimenti al Bodo, che ha vinto sul prato vero di San Siro, i norvegesi non sono bravi soltanto sul loro sintetico. A Milano si sono difesi per un tempo con un blocco basso abbastanza “italiano” e hanno resistito ai tanti urti dell’Inter. Nella ripresa, l’Inter si è fatta male da sola, con un clamoroso errore di Akanji, forse stordito da una botta in testa ricevuta pochi minuti prima. Sugli sviluppi del retropassaggio sciagurato del difensore svizzero, l’ex milanista Hauge ha segnato il gol dello 0-1 e la questione qualificazione si è chiusa qui. Le reti successive di Evjen e di Bastoni fanno soltanto statistica", analizza La Gazzetta dello Sport.
"Si parla di figuraccia, ma se il Bodo è fortissimo come viene dipinto, non può esserci stata brutta figura da parte dell’Inter. La verità sta nel mezzo. L’Inter, tra andata e ritorno, ha pagato le gravi imprecisioni nelle conclusioni. Quasi tutti gli indicatori offensivi del match di ieri risultano favorevoli ai nerazzurri. Per esempio, la squadra di Chivu ha concluso per 26 volte da dentro l’area, il Bodo soltanto per 4. La differenza l’ha fatta la percentuale di realizzazione, il 4 per cento dell’Inter contro il 29 per cento del Bodo. Un dato che da solo sembra descrivere certe vittorie di squadre italiane del passato, ma certo il Bodo è fortissimo e organizzatissimo. L’Inter ha mantenuto un baricentro molto alto a 59,1 metri, il Bodo molto basso a 40,8 metri. Quasi venti metri di differenza in “altitudine” non sono bastati neppure per pareggiare. All’Inter sono mancate sveltezza – certe azioni d’attacco partivano e si chiudevano con lentezza – e freddezza sotto porta, troppi i tiri affrettati o sballati. C’è stato anche un pizzico di sfortuna, per esempio il palo di Akanji sullo 0-1. A quel punto un gol avrebbe spostato poco, quasi niente, ma nell’arco dei 180 minuti va ricordato che l’Inter di legni ne ha scossi tre, a quello di ieri sera vanno aggiunti i due in Norvegia con Darmian e Lautaro. Inter fuori e Bodo agli ottavi. A Chivu restano la Coppa Italia, trofeo accessorio, e lo scudetto, il bersaglio grosso che a questo punto è vietatissimo fallire, altrimenti si parlerebbe di fallimento tecnico", sottolinea Gazzetta.
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