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Come al derby. Inter furibonda e avvelenata, ma soprattutto senza punti. A centrocampo raccolta attorno all’arbitro, convinta di aver subito torti decisivi. Così La Gazzetta dello Sport torna su Inter-Atalanta e su quanto accaduto a San Siro.
Ora i nerazzurri possono ritrovarsi il Milan a 5 punti, in caso di successo dei nerazzurri questa sera all’Olimpico:
“Ora l’Inter, con 9 giornate ancora da giocare, ha il pieno diritto alla paura. E non solo per l’economia di classifica. Anzi, il vantaggio resta l’aspetto più rassicurante. Ma questa squadra ha la serenità per gestirlo? Ce l’ha un allenatore esordiente a queste quote, Chivu, che ieri ha smesso definitivamente la maschera zen, indossata per gran parte della stagione, e ha sclerato contro l’arbitro in modo scomposto, inopportuno, fino a farsi espellere, trasmettendo alla squadra ulteriore tensione, invece della serenità che serviva per provare a vincere nei minuti finali?”.
La Rosea analizza poi i singoli episodi discussi:
“Al 35’ della ripresa, con l’Inter in vantaggio per il gol di Pio Esposito, Dumfries denuncia un fallo di Sulemana che si libera, calcia su Sommer e favorisce il tap-in di Krstovic. C’è contrasto, non scorrettezza palese”.
Poi il contatto Scalvini-Frattesi:
“Un minuto dopo invece il rigore c’è su calcio di Scalvini a Frattesi in area. Var colpevolmente latitante. Falli del genere, fino a qualche settimana fa, li punivano sempre, premiando chi arrivava per primo sulla palla (Frattesi). È cambiata l’aria, come sui falli di braccio largo, alla Ricci. Qui l’Inter può avere le sue ragioni e anche sospettare che la furbata di Bastoni stia pesando nella testa arbitrale, magari a livello inconscio”.
Ma oltre gli episodi resta la gara:
“L’Inter non ha fallito la vittoria solo per gli arbitri. Se non ha intascato 3 punti chiave è soprattutto per colpa sua. Una squadra da scudetto, che ha dominato a lungo il campionato, che va in vantaggio contro un’Atalanta avvilita nel fisico e nel morale dopo l’umiliante 6-1 subito dal Bayern Monaco, ammazza subito la partita e tira dritto. Le grandi fanno così. Invece l’Inter ha sprecato occasioni imperdonabili con Thuram e Bonny, ha giocato sotto ritmo e si è fatta rimontare nel finale, per poi consegnarsi all’isteria. E’ come se l’Inter avesse rotto il motore e potesse procedere solo con le marce basse. Fino a poco tempo fa, volava”.
Resta il difetto degli scontri diretti:
“Come nel derby e in tutti gli scontri diretti stagionali, sono mancate la rabbia agonistica e la disperata voglia di vincere, che Milan, Juve e Napoli (visto ieri?) mostrano spesso. Se tutti avessero giocato con l’intensità e la carica di Carlos Augusto, il migliore, non ci sarebbe stata partita. Pio, al 5° gol in Serie A, ha fatto il suo. Sembrava un gol-scudetto, come quello rifilato alla Juve, ma i compagni non l’hanno fatto fruttare. Imperdonabile il match-point ciccato da Thuram al 16’ della ripresa, davanti a Carnesecchi”.
Ora i nerazzurri si giocano tutto:
“Nelle prossime tre partite l’Inter si giocherà tutto: sul campo della disperata Fiorentina, poi, dopo la sosta, contro avversarie di alta qualità: Roma e Como. Servirà la calma dei forti. E recuperare i migliori. Per esempio, il recupero di Dumfries, entrato nel vantaggio di Pio, è stata l’unica buona notizia di ieri, a parte l’incertezza sul pareggio bergamasco. L’olandese ha spinto e attaccato l’area, come il tenero Luis Henrique non riusciva mai a fare”.
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