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Getty Images
Brutta prestazione dell'esterno brasiliano nella gara contro l'Arsenal. L'ex Marsiglia Luis Henrique pensa a non fare errori, ma non incide mai.
"Nella notte stellata, quella contro la squadra più forte finora passata da San Siro, l’Inter ha rimesso nel bagagliaio il solito carico di rimpianti assortiti, ma ha pure sbattuto sui difetti noti che azzoppano i big match. L’Arsenal, nei fatti, è stato un acceleratore potente, ha estremizzato tutto ciò che i nerazzurri sono, nel bene e nel male. Specchiandosi nei Gunners, i ragazzi di Chivu hanno infatti confermato quella malsana tendenza, un po’ autolesionista, che li porta a complicarsi la vita contro le grandi d’Italia e d’Europa, anche quando dimostrano coraggio e fierezza come nel primo tempo di ieri", si legge su La Gazzetta dello Sport.
"Non bastasse, nello stesso tempo hanno mostrato una volta di più tutto ciò che manca per spiccare davvero il salto fuori dai patri confini, a partire da una fascia su cui appoggiarsi nelle difficoltà (dove Luis Henrique non decolla) e un portiere che possa salvare la pelle dei compagni quando serve (come a Sommer non riesce più). A destra la voragine lasciata da Dumfries si allarga ancora contro i rivali più nobili, l’aveva già detto il resto della stagione e ieri è stata la conferma suprema: non di solo Dimarco può vivere l’Inter, la squadra pende pericolosamente a sinistra anche quando il mancino fatto in casa non gioca la partita della vita come ieri. Del resto, quando il pallone va sul piede di Luis Henrique, “Gigi”, come lo chiamano amichevolmente alla Pinetina, la destrezza e la magia brasiliana scompaiono dai piedi dell’ex Marsiglia, eternamente timido e impacciato, e ieri anche colpevole di non essere salito sul fuorigioco sull’1-0 Arsenal", aggiunge il quotidiano.
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