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Inter-Juve, Chivu ritrova Spalletti: dal no al Real alla frase di Capello alle vittorie. E ora…

Andrea Della Sala Redattore 
Il tecnico dell'Inter è stato allenato da Spalletti ai tempi della Roma. Sabato sera si ritroveranno uno di fronte all'altro nel derby d'Italia

Il tecnico dell'Inter Cristian Chivu è stato allenato da Spalletti ai tempi della Roma. Sabato sera si ritroveranno uno di fronte all'altro nel derby d'Italia

L'ANEDDOTO

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"Tra tutti gli insulti che ha ascoltato su un campo di pallone, quello nella lingua madre sotto al solleone romano lo ha preso in contropiede: Ești o rușine pentru întreaga Românie . Sei la vergogna di tutta la Romania, gli disse un connazionale davanti al suo allenatore dell’epoca, Luciano Spalletti. Era l’allenamento del 20 luglio 2007 aperto al Flaminio, inizio ufficiale della stagione giallorossa. Cristian Chivu era stato preventivamente impacchettato verso Madrid, ma aveva fatto saltare l’affare da 18 milioni per onorare la parola data all’Inter. Insomma, era già nerazzurro nel cuore, mentre il suo tecnico lo scrutava da vicino. Lo sosteneva, come aveva fatto nei mesi precedenti tutt’altro che facili. Quel giorno Chivu si era rifiutato di correre con le cuffie perché, tra i fischi stordenti, voleva essere uomo. Metterci la faccia. Andare a testa alta. E così via di retorica. In fondo, erano tutti concetti di ortodossia spallettiana , digeriti nel biennio felice con il maestro toscano, che mai avrebbe voluto perdere il pupillo Cristian. In quella lunga estate di mercato, Spalletti aveva provato a proteggere il difensore dal rischio reale di pubblico linciaggio, ma lo aveva pure bacchettato all’occorrenza: «Non mi ha chiamato, sarà impegnato...», disse a giugno, all’inizio del tormentone. Era solo il gioco delle parti, in una situazione complessa per tutti", racconta La Gazzetta dello Sport.

STIMA

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"Il romeno, ora tecnico dell’Inter schiacciasassi, sfida adesso papà Luciano, chiamato a ricostruire la Juventus dalle fondamenta: è una prima volta e un rendez-vous inatteso per spazio e tempo, ma gradito a entrambi. Spalletti ha benedetto la nuova carriera di Chivu sin dall’inizio, vedendolo all’opera già a Parma: «L’ho allenato, lo conosco molto bene, diventerà un grandissimo tecnico». Col tempo, anche il romeno ha capito quanto geniale fosse quell’allenatore un po’ verboso che riempiva le giornate a Trigoria: «Era attentissimo ai dettagli, pignolo. Da calciatore spesso non capivo, adesso mi è tutto più chiaro...», ha ribadito lo stesso Chivu anni dopo. Erano sedute innovative per l’epoca, lunghe e intense, come quelle che lui stesso adesso ripropone con costrutto ad Appiano: i centrali di quella Roma erano modernissimi nel gioco con la palla già 20 anni fa. Sarà un caso, ma tra tutti i tecnici che il romeno ha avuto in Italia, Spalletti è stato quello a cui dato di più i propri servigi: 78 presenze (con Mourinho “solo” 62 gare giocate) in un biennio di fuoco, di speranze e rimpianti, terminato con la vittoria liberatoria della Coppa Italia. È l’unico trofeo romanista sbaciucchiato da Chivu proprio contro l’Inter, quasi una scheggia di futuro. Il destino si è un po’ accanito con Cristian tre mesi dopo: 19 agosto 2007, Supercoppa Italiana a San Siro, stavolta il romeno vestiva di nerazzurro, ma alla fine ascoltò lo stesso inno della squadra vittoriosa in campo: Roma, Roma . Una piccola vendetta di Luciano", scrive La Gazzetta dello Sport.

CAPELLO

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"La prima di Chivu con Spalletti è archeologia pre-Calciopoli: Reggina-Roma 0-3, 28 agosto 2005, gol di De Rossi, Mancini e Nonda. Il romeno titolare per la prima volta accanto a Kuffour, a fine partita una carezza al tecnico: «Ci tiene sempre sulla corda, ci sprona di continuo, ormai lo stiamo iniziando a... capire». Il tema è sempre la comprensione, insomma. Tra allievo e maestro anche dialogo e mutuo sostegno per provare a rimarginare almeno un po’ la ferita che Cristian ha dovuto portare addosso. Nel novembre 2005 Luciano era il suo tecnico da qualche mese e il romeno rispose a una domanda di Sky con un po’ troppa sincerità: «Tornare a lavorare con Capello? Sarebbe un piacere...», disse con innocenza, senza pensare allo psicodramma nella Capitale. Don Fabio era l’odiatissimo allenatore della Juventus - di mezzo, sempre la Signora - e quelle parole cambiarono per sempre il rapporto tra il romeno e l’ecosistema giallorosso. L’Olimpico iniziò a non perdonargli più niente, di fronte al diluvio di insulti Chivu vomitava per lo stress a fine partita e venne salvato dalle sedute con uno psicologo. In campo per Luciano rimase comunque centrale fino all’ultimo giorno passato insieme, nonostante il clima poco simpatico intorno. Sul resto, invece, Spalletti lo aveva sempre avvisato: meglio stare attenti alle parole, oggi Cristian ad Appiano lo segue alla lettera", aggiunge il quotidiano.