3) Il “riconoscimento” arrivato dall’Uefa è, verrebbe da dire soprattutto, la dimostrazione che i soldi sono naturalmente importanti — ed è ancora più importante saperli spendere bene — ma si possono raggiungere risultati sportivi eccellenti anche facendo attenzione a non devastare il bilancio. Anzi, contribuendo ogni anno a migliorare i conti e a riempire le casse. Come? Fondendo due parole: idee e competenza. Le idee che sono state alla base di certe intuizioni a costo zero: da Mkhitaryan ad Acerbi, da Zielinski a Thuram, da Onana a Calhanoglu.
La competenza che ha portato ad inseguire calciatori funzionali al progetto senza star lì a raccontarsi e raccontare storie diciamo così suggestive, facendo magari ricorso a slogan abusati. Giovani o meno giovani, non è mai stato il pregiudizio a segnare il confine. È così che l’Inter si è risanata, senza mai perdere di vista il risultato del campo, come è successo con le due finali di Champions e anche quest’anno con lo scudetto e la Coppa Italia. Per vincere bisogna avere infatti calciatori forti, ma anche la voglia di immaginarli in un lavoro di squadra. Perché, come diceva Einstein, la creatività è contagiosa.
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