Alberto Polverosi, giornalista del Corriere dello Sport, analizza la sconfitta dell'Inter a San Siro contro l'Arsenal per 3-1 nella settima giornata di League Phase di Champions League nel consueto editoriale nell'edizione odierna del quotidiano sportivo:

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Polverosi: “Inter alla pari con l’Arsenal: non appartiene al proletariato pallonaro d’Europa, ma…”
"Se l’Arsenal è primo in Premier con sette punti più del Manchester City e dell’Aston Villa e primo in Champions a punteggio pieno, la ragione è evidente: in questo momento nessuno in Europa ha la stessa fame, la stessa rabbia, la stessa forza atletica, la stessa organizzazione e lo stesso accanimento atletico".
L'analisi prosegue
"A San Siro ha vinto la partita più complicata di questa prima fase di torneo, qui ha trovato un avversario tosto, difficile da piegare. L’Inter ha perso, ma a lungo ha giocato alla pari dei Gunners, confermando la sua eccellente condizione e la sua natura europea".
"È stata una partita vera, da Champions, che a questi livelli offre un calcio sconosciuto a noi italiani. O meglio, solo l’Inter può restare in piedi, fino a un certo punto, in confronti del genere. L’Arsenal era già qualificato agli ottavi, ma era come se giocasse la finale a Milano, è partito per sbranare subito i nerazzurri, ha segnato dopo dieci minuti, ma poi l’Inter ha ricambiato con la stessa moneta, un’aggressività che faceva paura, tradotta in un recupero-palla immediato. Ha pareggiato presto con Sucic e anche dopo aver preso il secondo gol ha creato altre buone occasioni per riagguantare l’Arsenal".
Polverosi poi conclude:
"Quando Chivu, nel finale, ha cercato rabbiosamente di riprendere il risultato e ha messo dentro la terza punta, Bonny, insieme a Thuram ed Esposito, i Gunners hanno chiuso il conto in contropiede con Gyökeres, che poco prima aveva preso il posto di Gabriel Jesus, autore della doppietta. Due centravanti diversi ma ugualmente micidiali. Questo per dire della ricchezza del club. Nemmeno l’Inter appartiene al proletariato pallonaro d’Europa, anzi, ma la differenza c’è e ieri si è visto".
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