Con il no a Pirlo, il neo presidente della FIGC ha dovuto incassare le dimissioni di Maldini e Leonardo. I club italiani però preferivano Conte
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"Malagò e Mancini sono già «compagni di vita» per diretta ammissione del presidente della Figc durante l'ultimo torneo di calcetto Coppa Canottieri. Adesso la partita si fa più complessa. C'è quella del campo, dove Mancini e Ranieri non possono sbagliare. C'è quella politica, vinta — per ora — da Malagò, riuscito a convincere in fretta e furia tutte le componenti del calcio italiano della bontà del suo piano".
Così il quotidiano La Repubblica parla della decisione del presidente della FIGC di affidare la panchina dell'Italia a Roberto Mancini. L'ex allenatore dell'Inter era già stato in Nazionale e aveva guidato l'Italia alla vittoria dell'Europeo, l'ultima gioia in casa Azzurra.
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Il nome di Roberto Mancini era il primo fatto dai media appena è stata resa nota la candidatura di Malagò a presidente della FIGC. E alla fine è andata proprio così nonostante l'idea di affidarsi a Maldini che aveva cercato Pep Guardiola ma non è riuscito a convincerlo a separarsi dal suo annunciato anno sabbatico.
Le parole di Marotta
"Il Consiglio federale ha incassato le giustificazioni, unica voce contraria quella dei rappresentanti della Serie A: «Nessuno discute Mancini ma discutiamo il metodo», ha detto Marotta chiedendo maggiore coinvolgimento nelle scelte", si legge su giornale che spiega quindi qual è stata la reazione di chi aveva proposto come nome per la panchina dell'Italia quello di Conte.I club della massima seria puntavano sull'altro ex allenatore nerazzurro, ma alla fine hanno appoggiato la scelta iniziale del presidente Giovanni Malagò. Che ora ha intenzione di affidare a Gianfranco Zola il coordinamento dei settori giovanili, ma al momento l'ex giocatore è vice presidente della Lega Pro e non vuole lasciare la sua carica.
(Fonte: repubblica.it)
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