Del derby di domenica sera tra Milan e Inter e delle chance di scudetto rimaste ai rossoneri ha parlato il giornalista Sebastiano Vernazza a La Gazzetta dello Sport

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Vernazza: “Milan in chiave scudetto si è buttato via. Rimane un’ultimissima chiamata”
"La 27ª giornata di Serie A ha confermato quel che si sapeva. L’Inter ha costruito il suo primato sulle vittorie contro le medio-piccole, le ha battute tutte e sempre, tranne l’Udinese all’andata. Il Milan è secondo a meno dieci perché contro le medio-piccole sbuffa e soffre. Ieri a Cremona, la squadra di Allegri ha sbloccato lo 0-0 al 90’ e nel recupero ha segnato il 2-0. Un gigantesco “fiuuu”, per riesumare un’espressione celebre di Allegri. In chiave scudetto il Milan si è buttato via, ma ha diritto a un’ultima, ultimissima chiamata, il derby di domenica. Se nelle segrete stanze di Milanello conservano e coltivano una residua speranza di riaprire il discorso per il titolo, domenica devono vincere: a meno sette, e con dieci giornate da giocare, si ricreerebbe uno spiraglio. Se l’obiettivo resta la qualificazione Champions, come da programmi iniziali, basterà un pareggio, anche se in tanti ambiscono all’Europa che conta, e rallentare non si può. L’Inter, per contro, ha a disposizione due risultati su tre, il successo e il pari. La psicologia e le strategie del derby sono racchiuse in questa differenza di prospettive".
"L’Inter potrà aspettare, lasciare all’avversario l’onere della prima mossa. Se fossimo in Allegri, oseremmo qualcosa di nuovo, ricominceremmo dagli ultimi minuti di Cremona, con Füllkrug centravanti e con Nkunku e Leao ai suoi lati. La riconversione di Leao nel ruolo di prima punta, la grande novità della stagione, non ha convinto né pagato chissà quali profitti. Quando Rafa viene ricollocato nell’amata fascia sinistra, ritrova gli spazi, la libertà, la gioia di giocare. Leao numero 9 pare una forzatura. Ora che il Milan dispone di una punta centrale come Füllkrug, perché non azzardare un tridente con Pulisic a destra e con Leao a sinistra nella zona di conforto? Parole vuote, ne siamo consapevoli. Allegri non si schioda dal 3-5-2, il suo sistema rifugio, se non nelle emergenze, come ieri sullo 0-0 contro la Cremonese, quando tutta la sabbia stava per depositarsi sul fondo della clessidra. E pensare che a Pisa, il 13 febbraio, più o meno era successa la stessa cosa: 1-1, passaggio al 4-3-3, vittoria per 2-1.
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