E' di nuovo vigilia di campionato in casa Inter. I nerazzurri si stanno preparando per affrontare domani la Juventus nel derby d'Italia in programma al Meazza nello slot del sabato sera. Dei vari temi legati alla partita parlerà Cristian Chivu in conferenza stampa a breve. Qui le sue parole, raccolte dall'inviato di Fcinter1908.it.

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Chivu: “Arbitri? Episodi a favore non li commentano mai. Calha e Barella ok. Thuram…”
Può essere l'occasione per misurare il livello raggiunto?
"La Juventus è migliorata con l'arrivo di Spalletti, ha dato identità in poco tempo. Ha fatto vedere le sue idee, i giocatori sono migliorati. Possono mettere in difficoltà chiunque. Noi continuiamo a sperare che le prestazioni saranno di buon livello, con la stessa voglia e lo stesso spirito degli ultimi due mesi".
Rivalità storica con la Juventus. Senti che c’è voglia di fare particolarmente bene?
“L’unica differenza con altre partite è che questo tipo di gara ti dà sempre qualche stimolo in più. La sfida è sempre trovare la stessa motivazione anche quando magari affronti una squadra inferiore sulla carta. E’ una partita importante, riconosciuta a livello globale. Si sfidano due società che nella storia e nel tempo hanno sempre fatto vedere belle cose”.
Ti incuriosisce il fatto che parli Locatelli al posto di Spalletti?
“Ho detto di portare Lautaro al mio posto, ma non hanno voluto (ride, ndr). Per un allenatore parlare ogni tre giorni è difficile, non cambia tanto da una partita all’altra dal nostro punto di vista. E’ una scelta che avrei condiviso anche io volentieri”.
Come stanno Barella e Calhanoglu? Sono pronti per giocare dal primo minuto?
"Si allenano da lunedì, oggi è venerdì. Non hanno avuto problemi e sono a disposizione".
Ti preoccupa l’aggressività della Juventus soprattutto nei primi minuti?
“L’approccio è importante sempre, soprattutto contro una squadra che vuole essere dominante e ha mille modi per attaccarti. Sono ibridi, hanno gamba e verticalità. Hanno diversi modi per far del male e lo hanno fatto vedere nelle ultime partite. Noi dobbiamo essere pronti, così come abbiamo sempre fatto, ad accettare che il dominio del gioco possa passare da una parte all’altra”.
Farebbe bene eventualmente all’arbitro diventare professionista?
“E’ una storia di tanti anni, si parla sempre delle stesse cose. Inizierò a parlare di questo aspetto quando vedrò un allenatore in conferenza chiedere scusa dopo un episodio a favore. Ci si lamenta sempre quando sbagliano, è normale. Il problema del calcio italiano non sono gli arbitri. Se l’Italia manca da due mondiali, non è quello il problema. Si può migliorare in tante cose”.
Temi che un arbitro possa sentirsi più in difficoltà nel decidere contro chi non parla?
“Io non parlo perché non vedo i fantasmi. Sono abituato a guardare i miei per capire dove possono migliorare. Sono stato scelto per trovare soluzioni, non per lamentarmi”.
Maggiore rivalità con Milan o Juventus?
“Ho grande rispetto per le squadre rivali. La bilancia per me è sempre stata come su una partita normale, non ho mai sentito il peso di un derby o di una partita contro la Juventus. Ho cercato di essere la miglior versione mia contro qualsiasi squadra. Il segreto è in questo: non mollare mai e non crearsi troppe pressioni da soli solo perché è una partita tra due rivali storiche”.
Spalletti è cambiato?
"E' migliorato molto. Era bravo all'epoca e lo è tutt'ora. Fa giocare bene le sue squadre, ha un'identità chiara e idee. E' un allenatore bravo, ha tanto da dire e fare nel calcio. Bisogna prenderlo come esempio e come modello, nel cercare di migliorarsi da giovane allenatore. Ho visto diverse partite con lui nel tempo libero e l'ho sentito spesso".
Gara d'andata spartiacque per l'Inter?
"Nell'Inter non hai mai tempo di pensare ad altro se non alla prossima partita. In quel momento dovevamo iniziare a fare risultati, ad aprire una striscia positiva perché venivamo da due sconfitte di fila. Devi sempre prepararla al meglio, scegliere giocatori giusti. I ragazzi hanno capito al volo le nostre richieste, hanno messo determinazione e cultura del lavoro, tirando fuori un po' di orgoglio. Piano piano siamo cresciuti".
Federica Brignone ha vinto l’oro dopo un grande infortunio. Un esempio del genere vi ispira?
“Esempio non solo per i giovani giocatori, ma anche per bambini che devono avere dei modelli. Sono storie che commuovono, il mondo del calcio deve imparare. A volte si giudica un allenatore o una squadra solo in base ai risultati. Giusto fino a un certo punto, perché il calcio è uno sport e non la vita. La storia della Brignone è bella, nessuno ci sperava, se non lei per il lavoro svolto e per i sacrifici fatti. Questo bisogna presentarlo ai giovani, devono vedere certi esempi. Mi avrebbe fatto piacere vedere la Lindsey Vonn almeno finire quella discesa, purtroppo non è andata così, ma le auguriamo di riprendersi prima possibile”.
Questa partita va sgonfiata per evitare di pagare per la troppa pressione?
“Abbiamo fatto un buon inizio. Abbiamo perso poco, dando continuità di risultati. Ho sempre chiesto di non guardare la classifica e avere più rispetto di noi stessi per essere la nostra miglior versione in ogni partita. Con questo approccio l’abitudine è la parola chiave. Quando affronti una squadra inferiore, di pari livello o superiore l’abitudine a un tipo di prestazione e approccio è importante. Così non subentrano sbalzi di atteggiamento con quel pizzico di presunzione che viene fuori quando affronti una squadra meno importante. L’equilibrio è importante nel calcio, bisogna domare la forza mentale e l’emozione da gestire. Quando ti comporti bene tutti i giorni, tutto diventa più facile nei momenti di difficoltà”.
Thuram finito nel mirino dopo la gara d'andata. Gli dirai qualcosa?
"Deve ridere col fratellino, perché lo ama e gli vuole bene. E’ una partita di calcio, c’è rivalità, ma non può fare finta di niente. Marcus è un ragazzo solare, ha questo tipo di comportamento e io lo preferisco così. Magari con un pizzico di cattiveria sotto porta, gli chiedo di essere anche più egoista, non di pensare sempre agli altri. E’ un altruista con la A maiuscola, è fatto così. La famiglia è bella. Io mi metto nei panni di Lilian e della madre dei ragazzi, hanno una storia bella da raccontare con due figli in campo in una partita come quella di domani. I bambini hanno visto il padre come modello e hanno provato a seguirlo. Lilian ha vinto un mondiale, è stato uno dei più grandi al mondo e io a loro auguro di continuare a sognare per avvicinarsi a quel livello”.
In caso di successo sarebbe mazzata finale per il campionato?
"In campo entriamo sempre per vincere, consapevoli che sia ancora lunga. Mancano quattordici partite. In questo momento un risultato non fa tanto la differenza, se non a livello morale e mentale. Per me il campionato è ancora lungo".
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