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Chivu: “Abbiamo fame! Pazza idea Diouf, la mia su Pavard”. Marotta: “I paletti di Oaktree…”
Riprende la parola Beppe Marotta: "Come sapete avevamo negoziato l'operazione con l'Union Saint-Gilloise per Khalaili che non ha superato l'esame di idoneità. Ci è stato comunicato in questi minuti. In Italia c'è una legge della tutela della salute molto severa, tutelata da un ente terzo e non da una ricusazione dello staff medico del club. Noi dobbiamo attenerci a questa decisione. Lo comunichiamo con grande rammarico, è una notizia che ci crea dispiacere. Ora pensiamo alle alternative".
Come pensate di rinforzare una squadra già forte e competitiva?
“Il vuoto a destra è legato a una scelta rispettosa da parte di Dumfries che ha preferito chiudere la carriera in un club prestigiosissimo. Ausilio si è dato da fare immediatamente. Ora siamo di nuovo ai nastri di partenza, sono ottimista sul fatto che si trovi una soluzione al più presto, anche se manca più di un mese alla fine di un mercato che si sta rivelando più difficile del passato, con cifre pazzesche che circolano e che generano difficoltà. Noi non abbiamo preclusione nel fare investimenti, a patto che siano logici in base al modello che rappresentiamo. Auspico si possa trovare velocemente la soluzione, ma all’appello ci sono tanti giocatori oggi e tutti disponibili, per cui sappiamo di dover completare la rosa, ma questo non deve essere frutto di ansia”.
Quanto le vede più vicine ora Milan e Juventus?
“Sono due club che hanno segnato la storia anche in termini di vittorie. Quest’anno entrambe non partecipano alla Champions League, ma lo sottolineo non polemicamente, ma per dire che noi tutti dobbiamo gestire queste competizioni e questo può avvantaggiare Milan e Juve in Italia. Noi siamo forti, consapevoli del nostro ruolo. Sappiamo gestire più competizioni, per cui sono altamente ottimista, pur considerando in griglia per la vittoria entrambe queste squadre”.
Potete permettervi un mercato più ambizioso?
"Su 20 squadre, 13 sono di proprietà straniera: il nostro calcio non rappresenta più il potere imprenditoriale italiano. Nel nostro caso specifico, l'esperienza con Oaktree garantisce continuità e non è poco. Vogliamo vincere in modo sostenibile, questo è l'obiettivo. Ci avviciniamo a un risultato di bilancio soddisfacente per il secondo anno di fila, non è poco, anche perché abbiamo centrato due obiettivi importanti. Se non si riesce a spendere tanto bisogna avere grande creatività e fantasia, ma non limita il fatto che la proprietà possa dispensare liquidità per investimenti. Noi dobbiamo limitare i costi, non gli investimenti. Quando mi riferisco ai costi parlo degli ingaggi che magari non possiamo permetterci e di una realtà come quella degli agenti che certe volte richiedono cifre spropositate. Il caso Palestra è frutto di una scelta fatta dal giocatore che è venuto meno a un impegno verbale assunto nel mese precedente. Il suo agente forse poteva avere un ruolo più consistente nel determinare la scelta da prendere, invece ha scelto di portarlo in un campionato diverso dal nostro".
C’è ancora la necessità di mettere dentro un giocatore veloce e imprevedibile?
“Di questo l’allenatore si confronta quotidianamente con la dirigenza. E’ una domanda molto tecnica, riguarda le riflessioni giornaliere. Io sono tranquillo, Chivu sa valorizzare al meglio il patrimonio della società”.
Ti senti di dare un consiglio sul ruolo del ct?
“Il 70% degli aventi diritto al voto hanno deciso che Malagò dovesse essere presidente, una figura che ha grande consenso. Dall’alto della sua esperienza e saggezza ha scelto di affidare il ruolo direttivo e strategico a profili importanti come Maldini e Leonardo, entrambi arriveranno a fare una scelta intelligente nell’interesse di una nazionale che ha bisogno di essere rivalutata. Vedere per la terza volta il mondiale senza Italia ci rattrista".
Urgenze cambiate?
“Manca ancora un mese e mezzo alla fine del calciomercato, l’anno scorso all’ultimo giorno di mercato è arrivato Akanji con un’operazione molto positiva. Non dobbiamo affrontare il mercato con ansia, ci sono più difficoltà rispetto a prima. I prezzi che girano sono molto esosi. Piero Ausilio è bravo, sa cosa deve fare e sono certo lo farà al meglio e velocemente. Dobbiamo mettere il mister nella condizione di lavorare al meglio”.
Troppo complicato pensare alla Champions League?
“In Champions League ci sono squadre che sono corazzate in termini di fatturato e potenza tecnica. Ho detto però anche che l’equazione che chi più spende più vince non esiste nello sport, è inconfutabile. Per noi è un sogno e non costa niente. La Champions League è un torneo in cui durante il cammino alcune circostanze possono influire, mentre in campionato alla lunga vince sempre la più forte. Affrontiamo la Champions League con la consapevolezza di fare sempre meglio dell’anno scorso, con il rispetto degli avversari ma non lasciando nulla di intentato”.
La fatica di chiudere acquisti a soglie alte può essere un problema?
"Noi l'accordo con l'Atalanta per Palestra, ad esempio, lo avevamo già raggiunto. E' stata una scelta di vita, criticabile o meno. Quando ci avvicina a certi giocatori le valutazioni schizzano in alto in modo spropositato, noi in Italia non possiamo fare operazioni fuori dalla razionalità. La possibilità di investimento c'è, deve essere sempre logica. Non siamo competitivi come le inglesi, ma possiamo recitare un ruolo da protagonisti".
Come si fa a rimanere così competitivi tenendo conto di determinati costi e vincoli?
“Si può sopperire con la creatività, cercando giocatori che in prospettiva possono essere validi. In secondo luogo con gli investimenti fatti vogliamo valorizzare il prodotto del calcio giovanile interista. La scelta Chivu, in più, non è nata per caso: è stata un atto di coraggio, ma verso un allenatore che guarda con attenzione al settore giovanile. Dobbiamo continuare su questa strada, quella che tanti invocano nell’ambito di una maggiore valorizzazione della nazionale. Serve anche un aiuto da parte dell’opinione pubblica, tutti dobbiamo insieme fare un processo di crescita per dare continuità ai nostri club".
Come si fa a rimanere così competitivi tenendo conto di determinati costi e vincoli?
“Si può sopperire con la creatività, cercando giocatori che in prospettiva possono essere validi. In secondo luogo con gli investimenti fatti vogliamo valorizzare il prodotto del calcio giovanile interista. La scelta Chivu, in più, non è nata per caso: è stata un atto di coraggio, ma verso un allenatore che guarda con attenzione al settore giovanile. Dobbiamo continuare su questa strada, quella che tanti invocano nell’ambito di una maggiore valorizzazione della nazionale. Serve anche un aiuto da parte dell’opinione pubblica, tutti dobbiamo insieme fare un processo di crescita per dare continuità ai nostri club. Abbiamo una proprietà che ci segue e ci aiuta, possiamo guardare avanti in modo molto ottimistico”.
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