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Inter-Juventus, Conte attende l’allievo Pirlo: sfida scudetto tra similitudini e differenze

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Primo confronto da tecnici tra l'allenatore nerazzurro e il suo ex calciatore

Fabio Alampi

La sfida di domenica sera tra Inter e Juventus vedrà per la prima volta il confronto tra Antonio Conte e Andrea Pirlo: il tecnico bianconero, agli esordi come allenatore, è stato il faro della formazione contiana che conquistò tre scudetti consecutivi, e deve proprio al suo ex coach la scelta di intraprendere la carriera su una panchina. La Gazzetta dello Sport presenta similitudini e differenze tra i due: "Tra i due, il Maestro è Antonio Conte e su questo non ci piove. Per ammissione dell'allievo, Andrea Pirlo: «Se sono diventato allenatore è perché ho visto e ascoltato Antonio». Per indole, era più logico immaginarsi Pirlo con un calice del suo vino in pugno, ritirato nelle colline bresciane e magari opinionista senza giacca. Invece Conte gli ha trasmesso il sacro fuoco e spalancato una nuova vita. Un modo anche per ricambiare, perché senza Pirlo non sarebbe nata la Juve contiana dei tre scudetti".

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SIMILITUDINI - "Conte partì dal caro 4-2-4, ma cambiò in fretta perché Pirlo aveva bisogno di più protezione e, soprattutto, era uno spreco tenere fuori o in fascia Vidal. Passando dal 4-3-3, arrivò al 3-5-2 che presentò a Napoli a fine novembre. La velocità d'insegnamento, che avrebbe confermato in Nazionale e al Chelsea, è il suo vero talento. Pirlo ha seguito una rotta simile. A Roma (2a giornata) presentò McKennie e Rabiot a sostegno di un attacco ipertrofico e soffrì le ripartenze di Fonseca. Di fatto Andrea è ancora in cantiere, a centrocampo le scelte e i meccanismi non sono ancora definitivi, ma ultimamente ha guadagnato un buon equilibrio. Curiosamente Conte e Pirlo, partiti da diverse ipotesi di lavoro, sono approdati alla stessa forma: il 3-5-2 e domenica si specchieranno. [...] Anche la forma dell'offensiva è apparentemente simile: due esterni larghi, due punte e poi un interno incursore. Aggressione dell'area in 5, impostazione a 3 e difesa a 4 o 5".

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DIFFERENZE - "Per Conte il giocatore è una pedina che deve rispondere alle esigenze del ruolo. Pirlo invece adegua il ruolo alle caratteristiche del giocatore. [...] Giocano i più bravi. Prima l'uomo, poi lo schema. Con Pirlo, Eriksen avrebbe fatto la mezzala. [...] Le linee di gioco di Conte sono più rigide e riconoscibili: la palla esce dalla difesa, va in fascia, poi alle punte che la giocano tra loro o allargano di nuovo. Lukaku e Lautaro hanno movimenti codificati: uno viene incontro, l'altro sta alla spalle e attacca la profondità. Pirlo tiene fermi i principi, ma cerca imprevedibilità. [...] Nonostante la maschera aggressiva, l'anima dell'allenatore Conte è difensiva, come confermato dai discussi cambi di Roma. La squadra più sua è stata la prima Juve della BBC, imbattuta con soli 20 gol al passivo, senza troppe stelle e con tanti bravi soldati. L'ex numero 10 Pirlo, anche se per ora meno attrezzato professionalmente, mira a un calcio più visionario. Ha imparato da Guardiola a spostare le funzioni in campo e a tenere sempre due esterni offensivi. Difficilmente schiererà un Darmian".

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