fcinter1908 senza categoria Prisco: “Non era la Juve la peggior nemica. Calciopoli? Aveva intuito. E su Berlusconi…”

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Prisco: “Non era la Juve la peggior nemica. Calciopoli? Aveva intuito. E su Berlusconi…”

Andrea Della Sala Redattore 
Intervistato da La Gazzetta dello Sport, il figlio di Peppino Prisco ha parlato della passione di suo padre per l’Inter

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, il figlio di Peppino Prisco ha parlato della passione di suo padre per l’Inter raccontando alcuni aneddoti:

Avvocato, suo padre che cosa architettò per farla diventare interista?

"Il problema non si è posto. Lui, nella mia infanzia, non mi parlava mai delle altre squadre, della cui esistenza appresi a scuola, in prima elementare. Quando gli chiesi del Milan e della Juve, rispose: 'Lascia stare, quelli non contano niente'. Era astuto".

Le sue battute erano folgoranti: tra le tante, qual è la sua preferita?

"Quella che non si può pronunciare. In pubblico usava un linguaggio acconcio, in ambito domestico no, si lasciava andare a frasi non riferibili. Peppino però è stato ben altro che un battutista, era un grande avvocato e dirigente calcistico".

L’allenatore che preferiva?

"Negli ultimi anni si era affezionato a Gigi Simoni, ma più di tutti aveva ammirato Helenio Herrera, anche se con il Mago c’erano stati dei contrasti per via delle spigolosità caratteriali. Una volta, non ricordo più per quale amichevole, si sedette in panchina accanto a Helenio. A un certo punto Herrera fece entrare Jair e il nostro brasiliano si fece il segno della croce. Peppino chiese: 'Ma Jair di quale religione è?'. E il Mago, sfregandosi le dita: 'Della mia, quella del dinero'. Herrera era molto legato al denaro, ma si meritava i soldi che guadagnava. Andò da Angelo Moratti, il presidente dell’Inter di allora, a chiedergli il doppio dell’ingaggio del giocatore più pagato perché, diceva, in spogliatoio doveva avere prestigio. Moratti padre non batté ciglio e lo accontentò”.

Il giocatore più amato?

"Peppino adorava Facchetti perché Giacinto, oltre a giocare molto bene, esprimeva signorilità ed eleganza. Diceva che sarebbe diventato un campione in qualunque sport, dall’atletica al tennis. Se lo immaginava come un atleta olimpico”. 

Facchetti, post mortem, è stato tirato in ballo per Calciopoli, suo malgrado. L’avvocato Prisco, quando scoppiò lo scandalo, non c’era più: come avrebbe affrontato la vicenda? 

"Papà, come Facchetti, aveva intuito che c’erano degli intrallazzi, ma non aveva le prove. Da avvocato sapeva che queste cose vanno dimostrate e che in alternativa bisogna armarsi di cristiana pazienza e aspettare, sperando di essere più forti anche dei cosiddetti errori arbitrali. Alla lunga venne fuori tutto". 

Per suo padre l’avversario più sentito era la Juve?

"No, il Milan, perché noi dell’Inter nasciamo da uno scisma, da una separazione traumatica con il Milan e questa cosa ce la portiamo dentro”.

Sui social è diventato virale un video in cui suo padre orchestra un coro contro il Milan: "Torneranno, torneranno in Serie B". 

"Eravamo a Vienna, nel 1994 per l’andata della finale di Coppa Uefa (che l’Inter vinse, ndr). Passeggiavamo in un’isola pedonale, Peppino venne riconosciuto da un gruppo di tifosi che gli chiesero di dire o fare qualcosa. E lui non trovò di meglio che prodursi in questa intemerata contro il Milan di Berlusconi, all’epoca fortissimo. Il proprietario di un locale nei pressi chiamò la polizia perché temeva tumulti. Gli agenti arrivarono in pochi attimi, pensavano che Peppino stesse orchestrando una protesta politica. Quando spiegammo loro che era una questione di calcio milanese, scoppiarono a ridere".

Suo papà era in ottimi rapporti con Silvio Berlusconi. 

"Lo conobbe nel 1972, quando Berlusconi era un semisconosciuto costruttore e molti ne storpiavano il cognome in Bernasconi. Peppino venne a casa e disse che nella sede dell’ordine degli avvocati a Milano si era presentato un certo Silvio Berlusconi per chiedergli di intercedere con Ivanoe Fraizzoli, il presidente dell’Inter di allora. Sì, Berlusconi voleva comprare l’Inter. Peppino era rimasto colpito da Berlusconi: 'Mi ha fatto un’impressione enorme, ha le idee molto chiare'. Non so se volesse l’Inter perché interista e non milanista o perché la considerasse più acquistabile rispetto al Milan. Peppino gli procurò un colloquio con Fraizzoli, ma il presidente disse di no: 'Lei ha 35 anni, è troppo giovane, ritorni tra dieci anni'".

E Berlusconi ritornò. 

"Sì, all’inizio degli anni Ottanta e Fraizzoli disse un’altra volta di no. Era scoppiato lo scandalo della P2, tra gli iscritti era saltato fuori anche il nome del Cavaliere e Fraizzoli, che era un po’ moralista, sentenziò: 'Non vendo l’Inter a un piduista'. Che poi tanta gente si è ritrovata iscritta alla P2 senza saperlo".

Berlusconi, in occasione di un derby, introdusse suo papà nello spogliatoio del Milan: le risulta? 

"È una voce che gira, ma a me lui non lo ha mai detto. Se è successo, spero che il giorno dopo sia andato a confessarsi".

Suo padre avvocato: è vero che negli anni Settanta, durante il boom dei rapimenti, condusse molte trattative per liberare i rapiti?

"Confermo. Le famiglie lo chiamavano perché aveva dimostrato abilità nelle mediazioni. Lavoravo già in studio e non volevo entrare in quelle contrattazioni".

L’avvocato Peppino Prisco come avrebbe smaltito la batosta nella finale contro il Psg?

"Con una battuta: '5-0? A me non risulta, i giornalisti ne inventano tante'”.