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fcinter1908 social Allegri, Zazzaroni attacca: “Pastore si illude di guidare le pecore. E allora gli ricordo che…”

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Allegri, Zazzaroni attacca: “Pastore si illude di guidare le pecore. E allora gli ricordo che…”

Redazione1908
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha parlato sul quotidiano dell'ultimo attacco a Massimiliano Allegri, firmato Pastore

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha parlato sul quotidiano dell'ultimo attacco a Massimiliano Allegri, firmato Giuseppe Pastore: "Il buon Pastore si illude di guidare le pecore, ma resta gregge. Il buon Pastore non può evangelizzare nessuno perché è, con ogni evidenza, un apostata del buonsenso. Il buon Pastore si chiama Giuseppe e con un’arroganza degna di chi non dubita, ma soprattutto ignora completamente l’argomento di cui parla, mette insieme acqua e olio per uccidere in un solo ragionamento mezzo secolo di scuola italiana, la carriera di allenatori che hanno saputo vincere tra i nostri confini e all’estero, gli immaginari fan club dei risultatisti, le fantomatiche logge massoniche di ispirazione allegriana e infine - per meritata nèmesi - la propria credibilità.

Ce l’ha, il Pastore social, con gli allenatori che cercano il risultato, senza il quale, bontà sua, i tecnici che hanno visto ingiallire il loro attestato a Coverciano qualche decennio addietro per sperimentarsi e spesso vincere sul campo, giura: «sono nulla».

Era quindi nulla Nereo Rocco, era nulla Enzo Bearzot, era nulla Giovanni Trapattoni, era nulla Fabio Capello, era nulla Marcello Lippi e ci fermiamo qui per carità di patria. Mette nel curioso calderone delle proprie opinioni e di chi può esultare all’ultima curva della stagione 2025-2026, tecnici rispettabilissimi come Cuesta accomunandoli al loro opposto calcistico, un Fabregas o un Gasperini, per dimostrare una tesi che ovviamente evapora al primo sole. E cioè che sorride solo chi ha provato a giocare e non a speculare (se così fosse, allenatori pur meravigliosi come Zeman o Galeone avrebbero più coppe e scudetti che nostalgie e applausi nella loro bacheca) e persuaso di essere il verbo, spinge il senso del ridicolo ancora più in là definendo stucchevole la polemica tra allegriani e commentatori ostili a Max perché - se lo decreta Pastore è l’ovvio sottinteso - a lui la disputa sembra inutile.

Gli ricordiamo sommessamente che se c’è un ambito che non conosce verità certe, ma verità che durano lo spazio di novanta minuti e a volte anche meno, quella cosa si chiama calcio, che ci dividiamo da decenni su argomenti squisitamente pallonari, commissari tecnici, presidenti, eroi, reietti e sistemi di gioco perché ci piace una cosa che si chiama dialettica, diffidiamo dei santoni e non abbiamo intenzione di smettere solo perché Pastore si sente Gesù. Rivera-Mazzola, ma anche Coppi-Bartali in un’altra disciplina, Valcareggi-Chinaglia, Ancelotti-Baggio (per il no al Parma), Baggio (ancora, scusaci Roberto)-Marcello Lippi, Zenga-Tacconi, Sacchi-Baggio (e tre), Sacchi contro il resto del mondo, gli zonisti contro gli ascari della marcatura a uomo, eccetera, eccetera, eccetera.

Consigliamo a Pastore qualche lettura appropriata e un po’ di sicumera in meno. Non per noi, ma per non vederlo in difficoltà con i suoi dogmi, non appena il vento sposterà la palla un metro più in là e sarà costretto a cambiare idea. Già fa molto caldo, non vorremmo vederlo sudare per le giravolte o l’imbarazzo improvviso. Non è colpa mia, nostra, se i tempi e gli strumenti sono cambiati e gli “avversari” scaduti.

Difendere un’idea , una posizione, averne almeno una, fa parte del mestiere: il mondo del giornalismo non è governato dal pensiero, e nemmeno dall’immaginazione ormai, ma dalle opinioni. È inutile per la pecora essere a favore del vegetarianismo mentre il lupo continua ad avere un’opinione diversa (cit.)"