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Adani: “Il calcio africano non esiste, mi spiego. Ecco cosa ha cambiato l’orizzonte”

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Dalle colonne del Corriere della Sera, Lele Adani fa il punto sul Mondiale, in particolare sul percorso delle squadre africane
Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 

Dalle colonne del Corriere della Sera, Lele Adani fa il punto sul Mondiale. In particolare l'ex giocatore analizza il percorso delle squadre africane che fin qui hanno stupito.

"Il calcio africano non esiste. L’etichetta che da tempo gli si mette serve solo a rievocare luoghi comuni o evitare di approfondire quelli che sono percorsi differenti per ogni Paese ma soprattutto interessanti e credibili, come ha dimostrato questo Mondiale. Certo, i diversi Paesi hanno però alcune matrici comuni, tra queste: la proposta di gioco e la qualità degli interpreti. E qui giù altri pregiudizi, perché tutte le big del Continente appartengono alla modernità del calcio. Costruiscono, invadono e recuperano, a diverse altezze a seconda dello stile, del momento e dell’avversario. L’organizzazione e la strategia del Marocco di Mohamed Ohuabi ha messo in ginocchio il Brasile nella gara d’esordio del torneo".

Adani: “Il calcio africano non esiste, mi spiego. Ecco cosa ha cambiato l’orizzonte”- immagine 2

"È una squadra con un’idea chiara e condivisa con un palleggio di qualità e un coinvolgimento di diversi interpreti nelle giocate, con rispetto di tempi di inserimento e scarico e ordine nelle spaziature. Il tutto, naturalmente, sviluppato da giocatori con pensiero calcistico evoluto. Bouaddi ha dominato il centrocampo, Hakimi ha arato la fascia come fosse al Parco dei Principi diventando attaccante alla bisogna, Brahim ed El Khannouss hanno elevato la qualità tecnica della giocata, Saibari è stato protagonista di corse giuste, di appoggi decisivi e ha finalizzato tremendamente bene. Tutti, ed è stato forse l’elemento decisivo, mossi e animati da un senso di appartenenza profondo, e parliamo di ragazzi nati tutti all’estero da famiglie che evidentemente hanno trasmesso valori decisivi. Lo abbiamo già detto: la possibilità di poter giocare per le nazionali dei genitori ha cambiato l’orizzonte".

Bonny

"Paese che vai, percorso che trovi. Se Capo Verde è quasi completamente figlio delle strutture portoghesi, il Congo ha giocatori della diaspora sapientemente amalgamati dal ct francese Desabre, decisivo nel percorso di crescita di una squadra che sta facendo sognare un popolo in perenne sofferenza. L’Egitto, invece, ha calciatori quasi tutti formati in patria e che raramente vanno all’estero, le eccezioni sono notevoli, a cominciare dalla superstar Salah, attorno a lui costruisce la squadra ogni ct dei Faraoni, non fa eccezione una gloria locale come Hossam Hassan. Anche il Sudafrica si appoggia storicamente al campionato locale, ma l’allenatore, Hugo Broos, non è riuscito a replicarne la freschezza (Mofokeng mai coinvolto) e spera nella crescita di Mbokazi, la nota più lieta, già impegnato in Mls. Percorsi tutti diversi, specifici ma con un orizzonte comune, quello del calcio evoluto. Perché in Africa il calcio è già avanti". 

(Corriere della Sera)