"Non so chi l’ha inventata, ma la parola «giochista» sarebbe già da cancellare". Apre così l'editoriale di Lele Adani sull'edizione odierna del Corriere della Sera in merito al dibattito legato al giochismo e al risultatismo. Ecco il pensiero dell'ex calciatore: "Non solo perché è brutta e vuota di significato ma soprattutto perché non ha nulla a che fare col calcio. Solo nella testa di qualche superficiale infatti può esistere un allenatore professionista che «gioca» tanto per, senza nessun obiettivo. La differenza di proposta di ogni squadra va analizzata e il «come gioca» è l’oggetto dell’analisi di ogni buon comunicatore calcistico, cioè di quello che cerca di avvicinare l’appassionato/tifoso al calcio giocato, al calcio vero, tramite le sue conoscenze, le sue esperienze, i suoi approfondimenti.

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Adani: “La parola giochista è da cancellare! Non solo perché è brutta e vuota, ma perché…”
Un ruolo, questo, che pur stando a metà tra il fruitore e i protagonisti, non può che partire dal campo, e da chi in campo ci va, con la tuta o i pantaloncini. Essi stessi hanno un ruolo importante con la loro comunicazione perché offrono una lettura «da dentro» che deve essere colta, accompagnata e in qualche situazione anche interpretata e trasferita al pubblico. I più grandi venditori di fumo sono quelli che dicono che il calcio si circoscrive al solo risultato, anche perché, mi chiedo, quando non si raggiunge un risultato positivo, che argomento possono trattare? Mentre a chi di calcio piace parlare e scrivere, non può limitarsi alla lettura della schedina.
Si spende invece con analisi, intuizioni e idee per proporre un maggiore approfondimento che esalti l’essenza del gioco, gli aspetti umani e tecnico-tattici, per rispettare la passione di ogni sportivo, perché il calcio non appartiene solo a una moltitudine di superficiali. Pretende rispetto.
E invece perché, qui da noi, esiste un fastidio verso chi, allenatori, giocatori, comunicatori, tifosi cerca letture molteplici e moderne? Valdano una volta ha scritto: «Vogliamo tutti vincere, ma solo i mediocri non aspirano alla bellezza», noi, tenendo intatta la prima parte, che è una verità incontrovertibile, potremmo aggiungere che «solo i mediocri non aspirano a un’analisi più ricca». Il calcio non è offensivo né difensivo in sé.
Bisogna fare più gol del rivale. Aumenti le probabilità di vincere quando sei il più vicino possibile alla porta avversaria e nelle migliori condizioni possibili. Più sei vicino all’area più hai probabilità di tirare in porta. Non sveliamo segreti. Così come la percentuale di possesso è un indice tra tanti: non giochi a calcio per avere il pallone, il gioco consiste nell’usarlo per generare quante più occasioni da rete possibili. Obiettivo di chi lo comunica è quello solo di rilevare il merito e avvicinare il calcio dei protagonisti alla gente. E in questo sì, oggi, ahimè il risultato ci vede perdenti".
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