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Mercato, Napoli vuole cambiare le regole: no Figc. A meno che Inter, Milan, Juve e Roma…

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Non cambiano per ora le norme sull'indicatore del costo del lavoro allargato che hanno limitato e stanno limitando il mercato di alcuni club
Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 

Non cambiano per ora le norme sull'indicatore del costo del lavoro allargato che hanno limitato e stanno limitando il calciomercato di alcuni club di Serie A.

È ciò che emerge dal Consiglio straordinario della Figc che si è svolto questa mattina in video collegamento, a seguito della richiesta urgente della Lega di A, la cui ultima assemblea aveva manifestato la volontà di far rientrare l'utilizzo delle riserve di liquidità accumulate negli anni tra le modalità per riportare l'indicatore del costo del lavoro entro i parametri consentiti (limite di 0.8).

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La Lega aveva approvato con sedici voti favorevoli, ma con tre astensioni (Inter, Juventus e Roma) e un voto contrario (il Milan). Un no dettato più che altro dalla perplessità sulle tempistiche. Ora dal Consiglio Figc - che nella sostanza ha condiviso quanto chiesto dalla Lega - emerge la richiesta di raccogliere e formalizzare la rinuncia di chi si è astenuto ed espresso in maniera contraria a qualsiasi tipo di azione futura nei confronti del Consiglio stesso.

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Quello dell'indice del costo del lavoro allargato è un tema caro al momento al Napoli costretto ad operare in questo mercato invernale "a saldo zero" (operazioni in entrata possibili solo a fronte di uscite perfettamente compensative) dopo aver sforato il tetto dello 0.8 imposto dalle norme attuali.